
Per i piccoli commercianti si stava decisamente meglio quando era lo Stato a decidere i periodi dei saldi. Dal 1995, ricordiamo, non è più così: niente più permesso governativo, niente più date da rispettare, da allora ognuno è libero di organizzare le svendite come meglio crede.
"Adesso è una giungla", ha affermato Lorenza Sommaruga, presidente della Federcommercio ticinese, al Caffè. "Il problema è che c’è chi anticipa sempre più l’inizio dei saldi. E così, per non restare indietro, ci troviamo costretti a mettere in liquidazione articoli che abbiamo messo sugli scaffali".
"È una situazione abominevole", le fa eco Carlo Coen, ex presidente dei commercianti di Chiasso. "Un negozio non può andare avanti solo di liquidazioni. Oggi ci sono centri commerciali che acquistano merce appositamente per venderla ai saldi. Ma così il cliente perde fiducia, non capisce più se si tratta di una liquidazione o della vendita di merce scontata, non di rado di seconda qualità. Con i saldi certificati, c’erano più garanzie sia per i clienti, sia per i negozianti".
Le critiche dei piccoli commercianti sono chiaramente rivolte ai loro concorrenti di dimensioni più grandi, che ribattono tramite il presidente dell’Associazione distributori ticinesi (Disti), Enzo Lucibello. "I saldi devono essere giusti, il consumatore deve avere un vero vantaggio, non bisogna imbrogliarlo altrimenti diventa controproducente per lo stesso commerciante", ha spiegato al domenicale evidenziando che, anche con la liberalizzazione, esistono tuttora delle regole chiare.
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