
Sono stati 62, fino all’11 di dicembre, gli interventi compiuti dal Care Team Ticino nel 2023. Un dato in calo rispetto ai 106 del 2022, ma comunque più alto rispetto ai primi anni di questo servizio, nato nel 2015. “È sempre difficile leggere queste cifre”, analizza il coordinatore del Care Team Ticino Massimo Binsacca. “Da un lato posso dire che ora siamo più conosciuti, quindi le persone si appoggiano molto di più sul servizio, che è gratuito”. Dall’altro, probabilmente quello scorso “è stato un anno "horribilis", dove ci sono stati forse più eventi e magari anche il post pandemia. Diciamo che tutto può aver aiutato questa esplosione dei nostri interventi”. Con le cifre di quest'anno “siamo invece ritornati nella media”.
Le possibili cause
Se si guarda la tipologia degli interventi, l'anno scorso la categoria dei sucidi costituiva +/4 del totale, mentre adesso si è passati a 1/3. “Se penso a questo autunno, tra ottobre e novembre abbiamo compiuto 25 interventi, e solo nel mese di novembre ci sono stati nove suicidi”, riprende Binsacca. “Quello è il periodo in cui la gente è più fragile: ci si avvicina alle feste, subentra un po' di depressione, e c’è anche la difficoltà economica che stiamo vivendo tutti. Tutto ciò aiuta a fragilizzare le persone”.
Eventi impattanti
Con il passare del tempo, l’intervento dei care giver ha subìto alcune modifiche. “Se nei primi anni andavamo sulla famiglia della persona che aveva deciso di togliersi la vita, adesso si sta aprendo anche ai colleghi di lavoro, o all'associazione sportiva che frequentava. Abbiamo quindi allargato anche alle vittime indirette di un suicidio”, analizza Binsacca. La tematica del suicidio può aprire il discorso dei sensi di colpa molto importanti. “Mi ricordo un intervento dove un bambino mi disse ‘ieri sera ho fatto arrabbiare il papà, forse è per quello che si è tolto la vita’. Chiaramente questo è molto impattante anche per noi: siamo persone, con le nostre emozioni. Siamo preparati, però si viene comunque coinvolti”.
Sguardo al futuro
Come detto, il servizio è operativo in questa formula dal 2015. Ma quali sono gli obiettivi per il futuro? “Quest'anno abbiamo proceduto con il ‘follow up’, che consiste nel contattare le persone assistite a distanza di mesi dall'evento e devo dire che abbiamo avuto una buona risposta: l'utenza è stata contenta di aver avuto il nostro supporto”. Si dovrà ora continuare su questa strada “cercando di perfezionarci sempre di più, magari su certe tematiche maggiormente specifiche. Se penso ad esempio al caso dell'omicidio dei Ronchini di Aurigeno di quest'anno, l’evento ha comportato un impiego di forze di 15 care giver per 10 giorni”. Questo “va ad impattare su tutto quello che è la struttura. Se guardo le cifre dell'anno scorso, si pensava addirittura di raddoppiare il picchetto, passando a quattro persone e non più solo due. Abbiamo detto ‘vediamo come va quest'anno’ e devo dire che siamo ritornati un po' nelle cifre e nella media del passato, e possiamo quindi continuare così. Ma tutto è perfettibile”, conclude Binsacca.
L'intervista completa a Massimo Binsacca:

