
La questione delle pari opportunità in questi giorni è stata al centro del dibattito a Berna: secondo il gruppo parlamentare dei Verdi alle camere, senza il lavoro svolto dalle persone attive nelle professioni di rilevanza sistemica, dove le donne sono sovrarappresentate, non sarebbe stato possibile gestire la fase acuta della crisi. Nel settore infermieristico infatti l’86% del personale infermieristico è donna così come il 92% del personale delle strutture di custodia dell’infanzia. Anche uno studio realizzato dall’Ufficio federale per l’uguaglianza tra donna e uomo pubblicato oggi ha evidenziato che i generi non sono stati colpiti nella stessa misura dalla crisi: fino al 32% delle donne ha dovuto diminuire la capacità di lavoro a causa dei doveri di accudimento e dell’insegnamento a distanza.
Questo corrisponde a quanto rilevato in questi mesi l’avvocatessa Nora Jardini Croci Torti del consultorio giuridico Donne & Lavoro: “Già a inizio marzo abbiamo visto un aumento dei licenziamenti, licenziamenti in tronco di lavoratrici. I licenziamenti stanno aumentando e lo vediamo anche ora. In più abbiamo visto che le donne si sono fatte carico anche del lavoro di cura dei famigliari e dei bambini e sono state messe quindi doppiamente sotto pressione. Ho avuto casi di donne che in vista dell’estate, con la difficoltà di conciliare famiglia e lavoro, hanno dato le dimissioni”
“Tutta la famiglia deve coinciliare lavoro e cura dei figli”
“La conciliabilità non dev’essere un problema delle donne, dev’essere un problema della famiglia e finché saranno sempre le donne a ridurre la loro attività lavorativa non ne usciremo” ritiene Jardini Croci Torti. “Se si fa un figlio lo si fa in due, quindi tocca alla mamma e al papà decidere congiuntamente come curare i figli, magari riducendo entrambi l’orario e con congedi parentali più adeguati”.
“È mancato uno sguardo di genere”
Secondo l’avvocatessa durante la pandemia è mancato nettamente uno sguardo di genere: “Tante misure che sono state prese, sono avvenute senza pensare alle donne: quando mi si dice che una donna che fa il telelavoro non ha diritto all’indennità per la cura dei figli perché può occuparsi dei figli, penso che sicuramente non è una mamma che ha pensato a questa norma. Chi ha figli a casa e faceva telelavoro sa benissimo che, o lavorava quando i bambini dormivano, o era impossibile. In generale quindi manca proprio uno sguardo femminile: lo si è visto anche alle conferenze stampa, dove erano presenti quasi solo uomini. Si è sentita una mancanza di donne con potere decisionale”.
Passi avanti al Nazionale
Ieri il Consiglio Nazionale ha approvato un postulato della sua presidente Isabelle Moret che incarica il Consiglio federale di fornire un quadro di offerte per facilitare il reinserimento delle donne che hanno smesso di lavorare per ragioni famigliari. Secondo Nora Jardini Croci Torti questo risultato si deve a una maggior consapevolezza dovuta alla pandemia: “Siamo molto contenti di questo risultato, sembra che anche gli uomini si siano resi conti del ruolo che hanno avuto le donne e che senza il nostro supporto non ce l’avrebbero fatta. Speriamo che questo non si dimentichi”
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

