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Compravendita del missile, il ticinese è ai domiciliari nel Varesotto
Compravendita del missile, il ticinese è ai domiciliari nel Varesotto
Compravendita del missile, il ticinese è ai domiciliari nel Varesotto
Redazione
7 anni fa
Proseguono le indagini per capire come si sia procurato l'arma. Ambra (Digos): "Contatti con le autorità elvetiche"

C'è anche un filone ticinese nell'indagine scattata un anno fa contro un gruppo di combattenti di estrema destra attivi nel Donbass che ha portato al sequestro di diverse armi da guerra, tra cui fucili d'assalto automatici di ultima generazione e un missile aria-aria (vedi articoli suggeriti).

L'inchiesta, lo ricordiamo, è stata coordinata dalla procura di Torino in collaborazione con le Digos di Milano, Varese, Pavia, Novara e Forlì e tra le persone arrestate vi è anche un cittadino elvetico di 42 anni residente nel Luganese, accusato di aver acquistato, con lo scopo di rivenderlo a terzi, un Matra R-530 F francese in dotazione alle forze armate del Qatar. Sul mercato nero a cui era destinato, il missile aria-aria avrebbe avuto un valore di circa 500mila euro.

Da una ricerca sul Registro di commercio l'uomo risulta essere amministratore unico di una società anonima con sede a Maggia, ora in liquidazione, e di una ditta attiva nel settore aereo-meccanico che ha recentemente spostato la propria sede da Bissone in via Pocobelli a Melide. In riva al Ceresio, però, nessuno sembra sapere nulla di questa sua attività. Basta recarsi all’indirizzo in questione per scoprire che non ci sono insegne oppure uffici. Da noi contattato il sindaco di Melide Angelo Geninazzi ha confermato che il 42enne non si è mai annunciato in Comune. Insomma, il recapito è un fermo posta, concesso – come riferito questa mattina da La Regione – da un medico il cui studio ha sede nel palazzo di via Pocobelli. L'internista aveva incontrato il 42enne nell’ambito della sua attività aeronautica e gli aveva affittato un appartamento a Bissone. Di recente, però, il contratto era stato rescisso. Dal Comune di Bissone le bocche restano cucite e non ci è stato possibile avere alcuna informazione.

Contattato da Ticinonews, il capo della Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali (Digos) di Torino Carlo Ambra ha spiegato che le indagini attualmente in corso serviranno a capire come il 42enne sia riuscito a procurarsi il missile. In questo senso, "a livello di Procure ci sono stati contatti anche con la Svizzera". Per gli inquirenti l'obiettivo del 42enne era quello di rivendere l’arma con l’aiuto di un complice, un 51enne italiano. “Per questo - prosegue il capo della Digos di Torino - ha contattato un intermediario bolognese che a sua volta lo ha offerto a uno dei combattenti che aveva militato nel Donbass”. Dalle intercettazioni degli inquirenti si evince che quest'ultimo ha però rifiutato l’offerta. Stando al quotidiano La Stampa, l'arma, priva di carica esplosiva ma perfettamente funzionante e pronta al riarmo, sarebbe stata offerta anche a un alto funzionario pubblico africano.

Il 42enne, lo ricordiamo, era il socio di una società che gestiva l’hangar nei pressi dell’aeroporto di Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, dove era stato rinvenuto il missile. Non vi sono di contro collegamenti con la società ticinese a lui riconducibile e attualmente, ci conferma Ambra, è stato posto agli arresti domiciliari in provincia di Varese.

Come detto, il suo arresto è l’articolazione dell'indagine più grossa scattata un anno fa e tra le persone arrestate vi è pure il 60enne ex ispettore antifrode a Malpensa, candidato al Senato per Forza Nuova una ventina di anni or sono, che nascondeva un vero e proprio arsenale oltre a stemmi e cartelli di esplicita ispirazione nazista presso la sua abitazione di Gallarate. L'uomo si sarebbe pure attivato per trovare un acquirente per il missile via Whatsapp.

nic

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