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Ticino
Commozione e dolore
Redazione
12 anni fa
Don Samuele Tamagni sta celebrando la cerimonia di addio a Monique e Anna, davanti a centinaia di persone accorse al cimitero di Lugano

Grande commozione, oggi al cimitero di Lugano, per i funerali delle due vittime del crollo della palazzina di Davesco, che si tengono con due cerimonie distinte.

Centinaia di persone stanno assistendo con grande discrezione, come da richiesta delle rispettive famiglie, alla cerimonia.

Alle 13.30 sono iniziate le esequie della 34enne Monique Ligorio Houriet. In testa alla processione i compagni di classe del figlio della vittima, ognuno dei quali portava una candela in mano. Visibilmente commossi pure i militi della Protezione civile di Lugano, che in quella tragica notte hanno dato il tutto per tutto nel tentativo di salvare delle vite.

Commosso pure il parroco di Davesco, don Samuele Tamagni, che ha officiato la cerimonia.

"Dell'acqua che ci ha fatto così male negli scorsi giorni, sono rimaste solo le lacrime" ha detto don Tamagni, ricordando Monique come una persona solare, decisa e determinata. "Da questo aggettivo vogliamo riprendere la speranza" ha affermato Don Tamagni. "Noi non possiamo toccare il sole, eppure ci scalda. Non sempre lo vediamo, ma sappiamo che c'è. La stessa cosa vale per Monique: anche se ci è stata tolta, c'è”. 

Il commovente saluto a Monique è terminato poco prima delle 15. Una quarantina di minuti più tardi sono iniziati i funerali della 38enne Anna Gianini, l'altra vittima di Davesco. Figlia del presidente del Patriziato di Davesco-Soragno, il lungo corteo è entrato nel cimitero preceduto dal vessillo del patriziato. 

Don Emanuele Di Marco ha letto il toccante messaggio del vescovo, Monsignor Valerio Lazzeri, che non ha potuto presenziare alla cerimonia: "In questi momenti tutto vacilla e la nostra esistenza perde i suoi abituali punti di riferimento. Viviamo la sensazione dei discepoli che, impauriti sulla barca tra i flutti di un mare in tempesta, gridano tutto il loro sgomento al Signore. C'è spazio anche per questo nell'esperienza della fede: per il pianto, il gemito e il lamento. Niente cade nel vuoto. Tutto si raccoglie in un grembo invisibile ma reale di tenerezza e di compassione".

Dopo aver rivolto un pensiero ai soccorritori, ai responsabili degli interventi di aiuto e a coloro che hanno cercato di offrire solidarietà e cura alle famiglie toccate dalla tragedia, il vescovo si è soffermato sui punti dai quali ripartire. "Un testimone antico, l'apostolo Paolo, parla di quello che resta, quando tutto crolla. "Tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità". Scenda questa tenerezza infinita sulle vostre piaghe aperte, scenda questo balsamo. Noi lo invochiamo con forza, perché giunga in abbondanza su tutti voi che ora piangete".

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