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Ticino
Commesse pubbliche: "È mancato coraggio"
Commesse pubbliche: "È mancato coraggio"
Commesse pubbliche: "È mancato coraggio"
Redazione
9 anni fa
Per l'UDC il Legislativo ha giocato una partita "solo a metà" per quanto riguarda la revisione della legge

L'UDC prende posizione sulla revisione della Legge sulle commesse pubbliche, approvata ieri dal Gran Consiglio ticinese. Una nuova normativa che "porterà certamente un miglioramento generale alle condizioni del settore". Ma secondo il partito il Legislativo ha giocato una partita "solo a metà". 

L'UDC prima di tutto plaude all'approvazione dell'emendamento Fonio/Jelmini, volto a far sì che prima di impiegare manodopera iscritta alle agenzie interinali si debba verificare presso gli uffici regionali di collocamento la presenza di un disoccupato con le qualifiche richieste. Il partito si rammarica tuttavia che il Legislativo non si sia spinto oltre, approvando quanto proponeva un emendamento proposto dalla stessa UDC: 

"Perchè però non andare fino in fondo al ragionamento e decidere, con coraggio, di favorire i disoccupati locali e non tutti coloro che si iscriveranno al collocamento" scrive il partito. "Questa procedura adottata dal Gran Consiglio ticinese, affossando l'emendamento UDC che attribuiva lo stesso vantaggio ma solo ai lavoratori indigeni, è la stessa soluzione adottata dal Parlamento federale in dicembre, voluta per non applicare il 9 febbraio e la preferenza indigena".

"Quante critiche sono piovute su quella decisione" prosegue l'UDC, "eppure ieri, ancora una volta, si è deciso di replicarla e di far sorridere l'Unione europea che evidentemente annuisce soddisfatta".

"Peccato, si è mancata un'occasione d'oro" commenta il partito. "Anche di applicare il concetto di "Prima i nostri", evidentemente. Si è scelto di mettere sullo stesso piano lavoratori indigeni e lavoratori esteri, contrariamente a quando sancisce la nostra Costituzione. Il timore è che nei prossimi mesi e anni, anche consigliati e ben indirizzati dai sindacati, i lavoratori frontalieri ed europei in cerca di un'occupazione si iscrivano massicciamente agli uffici regionali di collocamento perchè, anche loro come i ticinesi, beneficeranno di questo aiuto statale pagato dai contribuenti del nostro Cantone. Insomma niente di nuovo sotto il sole, purtroppo".

Secondo l'UDC la mancanza di coraggio da parte del Legislativo si è visto anche quando si è trattato di sostenere la proposta di emendamento della commissione speciale "Prima i nostri", che proponeva di inserire nel paniere dei criteri di aggiudicazione delle commesse la preferenza indigena. "A molti deputati sono tremate le gambe" scrive il partito. "Eppure si sarebbe trattato solo di uno dei tanti criteri a cui far capo, come il prezzo, l'attendibilità dello stesso, le referenze, la formazione degli apprendisti e molti altri. Un criterio esplicitamente sostenuto dal popolo ticinese che, infatti, ne ha inserito il principio nella Costituzione cantonale. L'impressione è che a parole tutti promettono di favorire i lavoratori residenti e le aziende che impiegano in modo particolare i ticinesi, ma poi alla fine, quando di tratta di pigiare l'apposito bottone, si trova sempre la scusa per non andare fino in fondo con decisione e soprattutto coerenza".

"La nuova legge sulle commesse pubbliche (LCPubb) porta evidentemente un miglioramento generale alle regole del gioco" conclude la nota, "ma l'UDC non può che archiviarla come l'ennesima sconfitta dei lavoratori indigeni sacrificati sull'altare di interessi superiori".

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