
A un mese dalla sventata strage alla Scuola cantonale della Commercio, un gruppo di docenti ha scritto una presa di posizione, pubblicata sull'albo scolastico, in cui esprime vicinanza all'allievo finito alla clinica psichiatrica di Mendrisio, con l'accusa di atti preparatori di assassinio. Responsabilità che dovrà ancora essere chiarita dal Ministero pubblico.
Nella loro riflessione, pubblicata dal Corriere del Ticino, i docenti esprimono "vicinanza umana allo studente che in questi ultimi tre anni ha condiviso con noi i tempi e gli spazi della scuola e che adesso si trova ad affrontare le conseguenze di ciò che sarebbe potuto accadere. I fatti che gli sono imputati, innegabilmente, sono il frutto di una sua ingestibile sofferenza, una sofferenza che ci colpisce e ci interroga".
"La notizia" si legge nel testo sottoscrito da 44 insegnanti dell'istituto bellinzonese, "ci ha profondamente scossi e impressionati, tanto che sono state necessarie discussioni sia tra di noi sia con i nostri allievi per riuscire a capacitarci di una situazione che ci lascia ancora increduli. Molte cose sono già state dette nelle scorse settimane e da più parti si sono potute sentire e leggere varie analisi di diverso tenore".
"Quello che è avvenuto" sottolinea ancora il gruppo, "non deve farci dimenticare che, quando la violenza cerca di prendere il sopravvento sulla riflessione, è difficile pensare che non ci siano vittime. In questo caso il disagio di un ragazzo avrebbe potuto trasformare per sempre la nostra realtà. È perciò con rinnovato vigore e ancora maggiore senso di responsabilità che ci richiamiamo ai nostri compiti educativi. Perché crediamo fermamente che la cultura e la conoscenza rappresentino il migliore anticorpo contro la violenza e il disperato senso di abbandono".
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