
"Non chiediamo di lasciarci lo stipendio, ma ogni piccolo acquisto ci aiuterebbe parecchio. Se avessimo più clienti potremmo pagare gli affitti". È la fotografia scattata da Claudia Pagliari, presidente della Società dei Commercianti di Bellinzona che ha scelto queste parole per spiegare a Ticinonews la situazione che stanno vivendo all'ombra dei castelli. Affermazioni che arrivano all'indomani dell'assemblea annuale, dove è stato lanciato un grido d'allarme per salvare i negozi di prossimità. "Se, come detto ieri dal sindaco Mario Branda, tutti i politici in lista per le comunali fossero regolarmente in Città a fare piccoli acquisti, potrebbero dare un aiuto concreto permettendoci di non chiedere altre soluzioni. Bellinzona è come un grande centro commerciale in stile medievale".
"Ogni franco speso ha un ritorno economico"
Per salvare i negozi di prossimità a Bellinzona sono state lanciate diverse iniziative, anche in collaborazione con la Città. Ma non basta. "Ogni franco che viene speso nel nostro Cantone", ha aggiunto Pagliari, "ha un ritorno economico fatto anche, ad esempio, di stipendi e assunzioni. Andando a fare acquisti in Italia si arriverà ad un punto in cui non si potrà più pagare neanche la disoccupazione".
"L'unione fa la forza"
Tra i negozianti attivi c'è anche chi ha adottato una soluzione per abbattere i costi. "Molti clienti ci chiedevano se ci fosse la possibilità di acquistare anche delle calzature", ci ha raccontato Ambra Biasoli, titolare di un negozio di abbigliamento per bambini. "Così abbiamo pensato di subaffittare una parte dello spazio a un'altra ragazza che offre questo servizio, in quanto mancava a Bellinzona. Una combinazione vincente perché abbiamo ampliato l'offerta e diviso le spese".

