
Una pubblicazione dell'Ufficio federale di statistica, contenente anche un contributo dell'Ustat, ha tracciato un bilancio a 360 gradi sulla gioventù, studiando a livello statistico i suoi comportamenti nella società, dalla formazione alla criminalità, passando per le questioni famigliari e intergenerazionali. Ne emergono alcuni risultati facilmente immaginabili e altri invece decisamente più sorprendenti.
Eccezion fatta per il vincolo del matrimonio e per il suo annullamento, in Ticino sono maggiormente diffuse (rispetto all’intera Svizzera) opinioni che si rifanno a un’immagine piuttosto tradizionale della famiglia, composta da padre, madre e da figli che li devono rispettare. Una famiglia in cui il papà dovrebbe quantomeno lavorare di più rispetto alla mamma e in cui genitori e figli sono chiamati a sostenersi a vicenda in caso di bisogno. I giovani sono inoltre tra i più convinti assertori della necessità di rispetto e obbedienza dei figli verso i propri genitori, dicendosi oltretutto disposti a sostenere i propri genitori nel momento del bisogno. Emergono dunque dei tratti che sembrano indicare una riscoperta da parte dei giovani dei legami più prossimi, forse alla ricerca di certezze che la società in molti campi non sembra in questo periodo storico in grado di garantire loro.
Ma vediamo, di seguito, alcune dei dati più interessanti nelle varie categorie.
Uscita dei giovani dalla casa dei genitoriQuando lasciano la casa dei genitori i giovani? Ci restano sempre più a lungo? Ebbene, si constata che l’uscita dal nido famigliare avviene sempre più tardi: tra i 20 e i 21 anni nel 1970 e nel 1980, tra i 21 e i 22 nel 1990 e nel 2000 e tra i 24 e i 25 oggi. Oltre all’età, il fatto di essere ancora in formazione determina in ampia misura se qualcuno vive ancora dai genitori o meno, ma anche il genere e la nazionalità: stranieri e donne tendono infatti a lasciare prima il nido famigliare.
Anche se la percentuale dei giovani tra i 20 e i 30 anni che vive ancora presso i genitori è un po’ più elevata tra gli svizzeri francesi che tra gli svizzeri tedeschi, le differenze sono minime. La Svizzera italiana si differenzia però radicalmente dalle altre regioni linguistiche: i giovani di meno di 26 anni vivono ancora per lo più con i loro genitori. A trent’anni è ancora circa un quarto a trovarsi in questa situazione (contro meno del 10% in Svizzera francese e in Svizzera tedesca).
Violenza giovanile: estensione, forme e sviluppo del fenomenoNegli ultimi anni la delinquenza giovanile è costantemente retrocessa. Nel 2009 la polizia ha registrato 14’760 giovani che hanno commesso una o più violazioni del Codice penale, mentre nel 2015 sono state solo 7’993, ovvero il 45% in meno. Poco meno di un quarto dei reati commessi dai giovani sono violenti. Nel 2015, 2256 giovani hanno perpetrato 3253 reati violenti. Con il 23% sono le vie di fatto i reati registrati con maggiore frequenza dalla polizia. I reati violenti gravi (omicidi, lesioni gravi, presa d’ostaggio e violenza carnale) sono stati il 3%.
In rapporto al gruppo di popolazione cui appartengono, è meno frequente che gli imputati di reati violenti registrati dalla polizia siano giovani svizzeri che giovani stranieri. Dal 2009 si osserva un calo nei due gruppi, tale da ridurre il divario tra i rispettivi tassi di incriminazione. Stando a quanto registrato dalla SCP nel 2015, i tassi sono passati da 5 imputati su 1000 giovani svizzeri e 11 imputati su 1000 giovani stranieri nel 2009 a rispettivamente 3 e 5 imputati ogni 1000 giovani. La flessione è stata particolarmente marcata tra i giovani stranieri di nazionalità dell’ex Jugoslavia e turca.
In quanto ai momenti in cui avvengono i reati violenti si nota una concentrazione nei weekend, dato che oltre la metà commessi tra venerdì e domenica, con un picco il sabato. I reati violenti perpetrati nei finesettimana sono commessi perlopiù in tarda serata e durante la notte e raggiungono l’apice tra mezzanotte e l’una, mentre durante la settimana sono generalmente perpetrati di giorno, in particolare tra le 15:00 e le 18:00.
I giovani e le loro opinioni su generazioni e transizioni all’età adulta, in Svizzera e nel Cantone TicinoIn un'ulteriore indagine dell'Ufficio federale di statistica, si è tentato di capire come si pongono giovani e meno giovani in Svizzera e in Ticino su temi quali i rapporti tra genitori e figli, il matrimonio o la conciliazione tra lavoro e famiglia.
Partiamo da un dato alquanto curioso: l’idea per cui i figli debbano rispetto e obbedienza ai propri genitori è maggiormente condivisa proprio dai giovani, con un sostegno di oltre l’80%, allorché non si raggiunge il 70% nelle altre due classi di età. Un dato che suscita curiosità, soprattutto se si considera che tra i 15–29enni sono certamente più rappresentati quanti sono tenuti al rispetto e all’obbedienza (i figli) piuttosto che quanti dovrebbero esserne i destinatari (i genitori). Lo stesso fenomeno risulta meno marcato in Ticino. Nel cantone italofono questa asserzione riceve d’altro canto un maggior sostegno globale: l’85% degli interpellati si dichiara assolutamente o abbastanza d’accordo, rispetto al 71% in Svizzera.
Per quanto riguarda il matrimonio, simbolo dell'unione delle coppie di età adulta sempre più messo in discussione oggi, i dati mostrano dapprima come questa istituzione appaia più salda in Svizzera rispetto al solo Ticino. A livello nazionale, oltre il 60% degli interpellati è infatti in disaccordo con l’affermazione “Il matrimonio è un’istituzione desueta”; una quota che si ferma a poco più del 40% nel cantone italofono. Per il matrimonio, in entrambi i contesti geografici, le opinioni espresse dai giovani non si discostano da quelle emerse nel campione totale, mentre sul divorzio il grado di accordo riscontrato tra i 15–29enni è leggermente minore rispetto al dato globale, un dato questo che accomuna i rispondenti più giovani e i più anziani.
Parlando invece di modelli di famiglia, l’assunto “Per crescere felice un bambino ha bisogno di una famiglia composta da un padre e da una madre” trova un sostegno del 74% in Ticino e del 61% in Svizzera. Di contro, la posizione “Un bambino può essere felice e svilupparsi in maniera armonica anche se è allevato da una coppia dello stesso sesso” trova il favore del 39% degli interpellati in Svizzera e del 26% in Ticino.
Nella GALLERY alcuni grafici dello studio
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