
Da sempre le turbolenze della storia portano ad interrogarsi. Un bisogno di capire cosa sta succedendo, i perché ed i per come, di fronte ad eventi che suscitano indignazione da una parte, entusiasmo dall’altra. Come d’altra parte succede qui ed oggi di fronte alle proteste, anche violente, di Milano, Parigi e in Europa. Le risposte arriveranno, probabilmente, solo con il tempo. Ma nel frattempo si può cercare di guardarsi indietro, chiedersi se la cronaca diventerà Storia. «Questa, come può essere successo ad esempio nel '68 o negli anni '70, è una generazione che ha delle differenze molto forti, anche a livello di aspettative, rispetto alla generazione precedente. Probabilmente vede un futuro diverso rispetto al presente, ma anche rispetto a quello che la generazione precedente immaginava», spiega lo storico specialista del ‘68 Mauro Stanga.
Continuità e specificità
Quella a cui ci troviamo di fronte, quindi, potrebbe essere una nuova pagina del libro della Storia europea. Un capitolo legato a quelli che l’hanno preceduto, che però conserva anche le sue specificità. «Mantengono di uguale un certo spontaneismo. Nuove, invece, sono le tecnologie a cui questi giovani fanno riferimento, che usano anche per organizzarsi», prosegue Stanga. Se veniamo ai protagonisti di questa storia, in primo piano ci sono giovani e giovanissimi. Un abbassamento dell’età che, anche in questo caso, sarebbe da imputare a cambiamenti tecnologici, ma anche sociali. «Rispetto al passato questi mi sembrano più giovani, ma è anche vero che sono inseriti in un contesto mediatico e comunicativo in cui da subito sono veramente bombardati da immagini e messaggi». C’è poi il modo, in cui si svolge la Storia. A colpire spesso sono i casi di violenza che possono caratterizzare i moti di protesta: «Da una parte, come anche in passato, c'è la rabbia, dall'altra la possibilità che qualcuno si intrufoli in questi manifestazioni proprio per colpire i negozi 'del lusso' e magari raggiungere uno status a cui prima non aveva accesso».
Dove andremo a finire?
Le domande si era detto. Spesso ci si chiede «dove andremo a finire»? I moti del ’68 hanno portato ad importanti cambiamenti culturali. Ci si può aspettare lo stesso impatto per le ondate di protesta a cui ci troviamo confrontati? Secondo Mauro Stanga «le manifestazioni sono importanti e hanno un ruolo di acceleratore per i cambiamenti». Inoltre, «gli eventi cambiano con le generazioni, ma anche con il progresso tecnologico».

