
"Una mossa che infiamma la campagna".
Non poteva essere più azzeccato il titolo dell'editoriale di oggi del Corriere del Ticino, relativo ovviamente alla notizia "bomba" della candidatura del consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi per il Consiglio di Stato.
Il presidente Giovanni Jelmini lo corteggiava da tempo e ora che Regazzi ha deciso di fare il grande passo, in Ticino sono in molti a tremare. E non solo nel suo partito.
"La decisione del consigliere nazionale e del PPD avrà un effetto sovrapartitico e potrebbe costituire l'elemento che infiammerà la campagna elettorale" scrive il caporedattore cantonale del CdT, Gianni Righinetti. "Il PPD, dopo aver studiato le mosse del PLR, che ha costruito il suo quintetto al buio (ignaro di cosa avrebbero fatto gli altri) prima dell'estate, ha calato la sua carta, schierando un volto noto, non una comparsa. In questo senso tra la lista socialista e quella pipidina (nessuno si offenda) c'è un abisso. E il PLR di Rocco Cattaneo dormirà sonni un po' meno tranquilli, perché al centro anche il PPD si prepara a fare la voce grossa e a sgomitare per dire la sua nella partita elettorale dell'aprile 2015."
"Liberali radicali che, smaniosi di rivincita sotto la spinta di un imprenditore come Cattaneo, non sono riusciti a proporre al proprio elettorato la tipologia "dell'uomo che fa"" prosegue Righinetti. "Ma anche la Lega è avvisata. Il PPD c'è e nel suo quintetto ha politici che pescano anche tra l'elettorato leghista, lo stesso Regazzi e Fiorenzo Dadò."
Righinetti ricorda che il sì di Regazzi è stato avallato anche dal consigliere di Stato uscente Paolo Beltraminelli. "Senza quel via libera, molto probabilmente Regazzi non si sarebbe messo a disposizione" scrive il caporedattore cantonale del CdT. "La sua intenzione, ha detto, non è di creare spaccature e frizioni, ma di stimolare la dialettica interna, anche se pare strano che l'obiettivo del locarnese sia fare il consigliere di Stato, dovendo abbandonare gli imipegni professionali e la carriera iniziata a Berna. Ma in battaglia si va per vincere e il Regazzi-cacciatore lo sa."
Ma, oltre a Regazzi, anche gli altri candidati PPD porteranno vivacità alla lista. "Ad aggiungere un po' di peperoncino ci penseranno il capogruppo in Parlamento Fiorenzo Dadò e il sindacalista OCST emergente Giorgio Fonio" sottolinea Righinetti. "Due esponenti che sono soliti esprimersi a briglia sciolta, senza peli sulla lingua."
Il raddoppio non sarà facile, ma PLR e Lega devono ora fare i conti anche con il PPD. Che dovrà decidere, conclude Righinetti, "se mettere in atto una politica paraleghista (nell'intento di rosicchiare voti al nemico) o antileghista (per conquistare i favori dei nemici della Lega). A meno che, ora che c'è un Regazzi nel motore, spunti una terza via."
Anche La Regione dedica il suo editoriale alla presentazione della lista PPD.
Il caporedattore Aldo Bertagni esordisce con una serie di considerazioni sulla "democrazia del pubblico", che assomiglia cioè sempre più ad un Grande fratello televisivo. "Una volta si discutevano e si approvavano anche i programmi che avevano la "brutta abitudine" di contenere progetti e ambizioni collettive" scrive Bertagni. "Oggi no. Solo desideri individuali, magri espressi sul cibo e sull'amicizia."
"Ma questo è il trend, spesso alimentato dai media, di ogni tipo e utilizzo, che sguazzano sulle dichiarazioni bislacche e la quotidianità dei politici (ma Marco Borradori l'ha completata o no la Stralugano?)" aggiunge Bertagni, sottolineando che questo nuovo contesto politico vale per tutti, "nessuno escluso".
In merito alla lista PPD, Bertagni afferma che la novità "è che il partito torna a crederci."
"Inutile nascondersi dietro a un dito (e del resto si è guardato bene dal farlo il diretto interessato): Fabio Regazzi corre per vincere, per entrare in Governo. E l'attuale ministro del PPD - anche lui ieri sera l'ha detto senza remore - lo sa benissimo. Sa che sarà dura anche questa volta. Dunque la partita in casa degli azzurri sarà vera, senza manfrine. E molto dura, al di là delle apparenze e del "quanto ci vogliamo bene" manifestato davanti a un popolo a dir poco entusiasta dei propri cavalli."
"Il PPD lancia dunque la sfida al secondo seggio leghista, anche se quello socialista non può dirsi granitico" conclude Bertagni. "Si dice pronto, il partito di Jelmini, a credere nel sogno. Convinti che esista un margine di manovra (e forse anche due...) nell'apparente unica battaglia tra PLR e Lega dei Ticinesi."
Manca quindi ora solo la presentazione della lista leghista, che rappresenta comunque un dettaglio visto che i due uscenti si ricandideranno. Per il resto, la battaglia elettorale è ufficialmente partita. E sarà calda.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

