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Colpito e ammanettato davanti al figlio disabile
Colpito e ammanettato davanti al figlio disabile
Colpito e ammanettato davanti al figlio disabile
Redazione
11 anni fa
La Polcomunale di Locarno finisce nell'occhio del ciclone. Un testimone: "L'agente era insensibile"

Un presunto caso di sopruso da parte della Polcomunale di Locarno? È quello che si potrebbe pensare leggendo un lungo articolo de LaRegione, che oggi riporta la testimonianza di un uomo che sarebbe stato fermato in modo discutibile dalle forze dell'ordine di fronte al figlio disabile.

I fatti secondo l'uomo coinvolto

Stando alla testimonianza dell'uomo, un 45enne di origine turca, sarebbe stato raggiunto da un'auto della Polizia comunale mentre si recava al parco giochi con il figlio di 7 anni, sarebbe poi stato colpito, ammanettato, costretto nel veicolo e portato in Centrale. A testimoniare la scena ci sono anche diversi avventori dell'Osteria Saleggi, in via Nessi. 

L'episodio risale a sabato scorso, l'uomo è stato segnalato nel primo pomeriggio da un conoscente a causa di un diverbio (non il primo). Questa la testimonianza dell'uomo: "Mi trovavo in via Nessi col bambino e sono stato dapprima raggiunto da un agente a piedi, che conosco già, il quale mi ha detto che c'era stata la segnalazione e che bisognava chiarire cosa era successo. Poi sono arrivati due agenti con l'auto di servizio. Mi hanno chiesto i documenti (che non avevo con me perchè indossavo pantaloncini corti e maglietta) e poi ingiunto di salire in auto per andare in Centrale. Ho ribattuto che non avevo fatto assolutamente niente e che in quel momento ero in difficoltà perchè mio figlio, che purtroppo ha una disabilità e ancora non parla, mi "tirava" verso il parco giochi e sapevo che se mi fossi opposto sarebbe diventato difficile da gestire". 

"Li supplicavo di lasciarmi stare, che mi sarei presentato al posto di polizia appena avessi sistemato il bambino dalla nonna. Non potevo lasciarlo solo, lì in mezzo alla strada. Ma non c'era niente da fare. Mentre un agente si limitava ad osservare la scena, l'altro si è avventato su di me, mi ha colpito al collo, ammanettato e colpito ancora, dicendomi che ero un maleducato e che "non siamo in Turchia". Poi mi hanno costretto a salire in auto. Mio figlio, lasciato solo in mezzo alla strada, guardava la scena sbigottito e io non potevo fare nulla per tranquillizzarlo. È stato tremendo".

I testimoni

Il bambino è poi rimasto con un conoscente dell'uomo che si trovava al bar, ed è lui stesso a confermare la versione del 45enne: "Mi trovato all'interno del bar, ho sentito delle urla, sono uscito e ho assistito alla scena. Mi sono vergognato. Non ho niente contro la polizia, non ho interesse a parlarne male, ma un intervento del genere in presenza di un bambino è inaccettabile". Un terzo uomo, anche lui avventore del bar, ribadisce quanto detto: "L'uomo cercava solo di proteggere il figlio ma uno dei due agenti era insensibile. Lo ha colpito prima e dopo l'ammanettamento, poi ha cercato di infilarlo nel veicolo di servizio incurante del fatto che il fermato stesse cercando di opporsi facendo forza sulla portiera con le gambe. Noi osservavamo la scena increduli, qualcuno ha detto qualcosa e un agente ci ha detto di stare zitti". Il quotidiano precisa di aver sentito altri due persone, che hanno dato la stessa versione dei fatti.

La lettera al Municipio

Con una lettera il 45enne si è rivolto ieri mattina direttamente al Municipio, descrivendo quanto successo e specificando il prosieguo della vicenda in Centrale, in cui è stato sottoposto al controllo dell'alcolemia e in cui non è stato stilato un verbale. Dopo il rilascio l'uomo si è inoltre recato al pronto soccorso, dove i medici hanno revisato alcuni ematomi (comprovati da fotografie) e un trauma cranico minore. La lettera si conclude con una richiesta di "formali scuse" da parte dei due agenti: se non arriveranno, l'uomo procedetr con una querela al Ministero pubblico.

La presa di posizione del capodicastero

Interpellato da LaRegione, il capodicastero Sicurezza di Locarno Niccolò Salvioni, ha dichiarato che "al momento non sembra vi siano elementi per considerare l'intervento sproporzionato o non adeguato alle circostanze. Non voglio né posso esprimermi circa gli elementi di dettaglio operativo, sottoposti a segreto istruttorio. Non posso dunque dare indicazioni fattuali relative all'operazione, né possono gli agenti interessati esporre la loro versione dei fatti, men che meno sul giornale, senza essere previamente autorizzati dal Municipio".

Ha poi continuato spiegando che è difficile dare una valutazione, visto le differenti versioni dei fatti. "Se vi sono delle critiche relativamente alla proporzionalità dell'intervento, queste vanno valutate e semmai giudicate dalle autorità competenti, non dal capodicastero (...) e non tramite i processi mediatici. Il capodicastero e il comandante hanno svolto e svolgono gli accertamenti del caso e stanno esaminando come procedere al meglio nell'interesse di tutte le parti coinvolte, non da ultimo anche della capacità operativa dei nostri uomini. Quest'ultimi, purtroppo, si trovano sempre più criticati, anche quando si limitano a svolgere professionalmente il proprio lavoro, anche difficile e pericoloso, nell'interesse di tutta la cittadinanza". 

E conclude affermando che "il sottoscritto ribadisce di avere piena fiducia nelle capacità operative e professionali del Corpo di Locarno, del comandante e i suoi quadri di Stato maggiore per la sicurezza della nostra regione, con cui sono in continuo contatto. Le continue critiche, anche ingiustificate, su singole operazioni non fanno che delegittimare il nostro operato, rendendolo più difficile in un contesto già disagevole". 

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