
Le agenzie private di collocamento hanno la possibilità di richiedere una tassa di iscrizione alle persone in cerca di impiego, ma tale onere non può superare i 45 franchi e può essere riscosso una sola volta per ogni mandato di collocamento.
Lo precisa il Consiglio di Stato nella sua risposta all'interrogazione presentata nello scorso giugno dai deputati Giorgio Fonio e Luigi Canepa.
L'interrogazione verteva sul caso della Edil Media Sagl di Chiasso, che chiedeva agli aspiranti lavoratori un contributo di 40 euro per l'apertura dell'incarto (e che in seguito ha nuovamente fatto parlare di sè per truffe ai danni di aspiranti lavoratori provenienti dalla vicina Penisola).
Chiedere soldi ai candidati è una pratica legale, quindi, ma Fonio e Canepa volevano pure sapere se la Edil Media Sagl fosse in possesso della regolare autorizzazione fornita dalla Sezione del lavoro, come prevede la legge sul collocamento e il personale a prestito.
In questo caso il Governo spiega che la società di Chiasso non è inserita nell'elenco pubblico delle imprese al beneficio dell'autorizzazione di collocamento privato. Le autorità non possono rilasciare informazioni sui singoli casi, ma il Governo spiega tuttavia che "per prassi, quando si constata o vi sono indizi che un'impresa svolga un'attività soggetto ad autorizzazione, viene preso contatto con i responsabili, vi è un'informazione in merito alle condizioni da adempiere, la procedura da seguire per presentare una domanda d'autorizzazione ed è fissato un termine per avviare la procedura d'autorizzazione."
"Situazioni di imprese che operano in modo simile al caso segnalato sono per ora rari" conclude il Governo. "Negli ultimi 3-4 anni sono stati riscontrati in 4 o 5 occasioni. In questo senso precisiamo che non è stata riscontrata un'accelerazione del fenomeno, che risulta comunque difficile da contrastare nella misura in cui l'offerta avviene essenzialmente utilizzando internet e con una presenza in Ticino apparentemente ridotta."
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