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Cantonali 2023
"Collaborazione non è accondiscendenza, ma trovare vie comuni. All'interno dell'esecutivo questo funziona"
Immagine Ticinonews
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Redazione
3 anni fa
Il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta sollecita un terzo mandato nella stanza dei bottoni. A Ticinonews risponde alle domande sul suo futuro, sul "Governo del Mulino Bianco", su pandemia, finanze cantonali e neutralità.

Per la lista Plr, l'ospite delle interviste pre elettorali di Ticinonews è il consigliere di Stato uscente e direttore del Dfe Christian Vitta.

Guardavamo insieme il servizio sui 10 anni dalla scomparsa di Giuliano Bignasca. Manca un po' nella politica ticinese?

"Sicuramente era una persona che marcava il dibattito. In tutti questi anni la politica è cambiata e abbiamo più partiti al fronte. Sarebbe interessante sapere come lui oggi si pone o si porrebbe davanti all'attuale quadro politico".

 

Lei è entrato in Consiglio di Stato 8 anni fa. In caso di rielezione questa sarebbe la sua terza legislatura. Si è dato un limite massimo?

"In politica bisogna sempre pianificare a corto temine e non ho pensato a questi aspetti. C'è ancora tanta passione, ma è chiaro che è un'attività che assorbe molto, togliendo tempo anche al privato".

 

In Governo c’è davvero un ambiente da Mulino Bianco?

"Questo è il parere di Marchesi: siamo in campagna elettorale ed evidentemente tutto fa brodo. Alla fine, l'importante è che si riesca a lavorare. Questa legislatura è stata marcata da eventi straordinari e il buon affiatamento all'interno del Governo chiaramente ha aiutato ad affrontare questi momenti impegnativi. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti a portare avanti dei progetti strategici e lungimiranti. Per quanto riguarda il mio ambito, posso ricordare le nuove Officine, un progetto portato avanti in collaborazione con il DT. Ci sarebbero poi altri temi che vedono la collaborazione di DI e DSS. Collaborazione non vuol dire essere accondiscendenti, ma confrontarsi e trovare delle vie comuni. Questo all'interno dell'esecutivo funziona".

 

Lei è stato presidente del Consiglio di Stato durante la prima ondata pandemica. Quando è iniziata la pandemia, in Ticino mancavano mascherine e gel disinfettanti. Insomma, eravamo un po' impreparati. Crede che abbiamo imparato la lezione?

"Da ogni esperienza così intensa e così unica si devono trarre delle lezioni. Queste esperienze devono rimanere in documenti che serviranno alle future generazioni, quando saranno confrontate con problemi simili".

 

Ma il problema dei piani pandemici è stato sistemato?

"Il piano pandemico è nazionale, i Cantoni lo declinano solo localmente. Oggi sicuramente attorno al rischio di una pandemia c'è più sensibilità, ma potrebbero esserci altri eventi che ci colpiscono. Penso per esempio ai cyberattacchi. Un nuovo problema deve essere affrontato a livello pratico e non solo teorico, su dei fogli di carta o su dei manuali".

 

Uno dei temi forti dell’inizio della prossima legislatura sarà quello delle finanze. Occorrerà fare dei tagli nell'amministrazione pubblica? E se sì, quali sono gli sprechi a suo avviso?

"Sicuramente un contenimento del disavanzo lo dobbiamo fare, perché un disavanzo tra i 170 e i 240 milioni ripetuto nel tempo non è sopportabile. Sarebbe però poco corretto dire già oggi dove intervenire, perché stiamo lavorando con i dipartimenti per formare la manovra che dovremo presentare per settembre".

 

Riesportazione delle armi svizzere. Favorevole o contrario?

"Questo tema è in relazione alla neutralità, che per me è un valore importante. Noi svizzeri lo sentiamo nostro e quindi io esprimo un ‘No’ all'esportazione diretta. Sulla riesportazione, invece, il fatto che si sia giunti a un ‘No’ a livello federale significa che questo tema non era ancora maturo. Potrà ancora essere approfondito in futuro, ma potrà essere attuato unicamente se non andrà a inficiare la nostra neutralità".

 

Ma siamo ancora neutrali?

"Siamo neutrali. Evidentemente in un mondo in cui ci si chiede sempre di più di posizionarci, da una parte o dall'altra, diventa più difficile per un paese neutrale. Se fai una certa scelta, avrai una parte di paesi che ti criticherà e non ti riconoscerà più come neutrale".