
La città di Bellinzona, a partire dal 2023, ha imposto alle cuoche, alle aiuto-cuoche e alle inservienti delle scuole d’infanzia cittadine di timbrare le ore di lavoro tramite una speciale applicazione che queste collaboratrici (ebbene sì, sono tutte donne) “sono obbligate a installare sul loro cellulare”, si legge in un’interpellanza inoltrata al Municipio dal Gruppo Lega-UDC. Nel testo viene evidenziato come questa app “ponga seri problemi riguardo alla protezione dei dati e al diritto alla vita privata, che è una garanzia personale protetta dalla costituzione svizzera”. L’applicazione funziona, in effetti, tramite GPS per poter constatare che la collaboratrice sia effettivamente sul posto di lavoro nel momento in cui timbra e “il fatto di dovere svelare all'ufficio del personale il posto in cui ci si trova costituisce un'intollerabile intromissione nella vita privata. Il solo fatto che un funzionario possa sapere dov'era un impiegato comunale a una certa data e ora è anticostituzionale”. I firmatari dell’Interpellanza hanno inoltre sottolineato come queste collaboratrici “hanno salari da fame: tra 2’000 e 2’600 franchi al mese. Orbene, sono anche discriminate per rapporto alle maestre delle stesse scuole d'infanzia”.
L’interpellanza
Il Gruppo Lega-UDC di Bellinzona, sulla base delle premesse fatte, ha deciso di inoltrare all’Esecutivo cittadino una serie di punti che andrebbero presi in considerazione al fine di migliorare le condizioni di lavoro delle cuoche, aiuto-cuoche e inservienti delle scuole dell’infanzia.

