
“E’ uno scandalo!”
Cominciano ad affiorare le prime, dure, reazioni alla notizia di un possibile coinvolgimento elvetico nello scandalo "emailgate". Sulle barricate, in particolare, i due consiglieri nazionali leghisti Roberta Pantani e Lorenzo Quadri che, interpellati da RadioFiumeTicino, hanno promesso battaglia.
“E’ una situazione su cui dovremo fare chiarezza durante la prossima sessione alle Camere” ha spiegato Roberta Pantani. “Solleveremo il problema insieme ai colleghi della Commissione Affari Esteri e cercheremo di chiarire i contorni di questa vicenda. Probabilmente ci saranno interrogazioni e non escludo diverse interpellanze urgenti. In ogni caso io e Quadri presenteremo un atto parlamentare al più presto. E’ una bella gatta da pelare”.
Sullo sfondo, lo ricordiamo, la donazione da quasi mezzo milione di franchi versata dalla Confederazione alla “Clinton Foundation” fra il 2011 e il 2013, giustificata alla Schweiz am Sonntag dal Dipartimento degli Affari Esteri quale partecipazione a un progetto contro la mortalità infantile in Liberia. Decisione da più parti criticata per la scarsa tempestività dell’operazione: da un lato infatti è stata effettuata nel bel mezzo della vertenza fra il fisco USA e le banche svizzere e dall’altro potrebbe confermare i sospetti dell’FBI che hanno sempre dubitato delle possibili “influenze” dell’agenda politica di Hillary Clinton (allora Segretaria di Stato).
“Trovo assolutamente inopportuno” continua Pantani su Rft, “che uno Stato debba finanziare un’associazione – privata – detenuta da due esponenti politici statunitensi di primissimo piano. Ancora peggio è il fatto che questo versamento sia avvenuto in periodo cosi delicato per le banche svizzere, durante il quale si tentava di dipanare un problema fiscale poi andato comunque a detrimento della piazza finanziaria elvetica”.
Posizioni, queste, abbracciate in toto anche dal deputato Lorenzo Quadri. “Mi sembra una calata di braghe a titolo preventivo” confida all’emittente locarnese “Forse si sperava di ungere qualche ruota ma evidentemente si è pensato male. Non è stato un gesto utile e neanche intelligente. Penso che in politica internazionale meno gesti equivoci si fanno, meglio è...fra l’altro in periodi particolarmente delicati come quello. Farsi coinvolgere in eventuali questioni legate a emailgate o cose di questo genere di sicuro non giova all’immagine del nostro Paese, tanto più che la Svizzera da questo tipo di versamento non ha ottenuto nulla. Se cosi fosse, infatti, sarebbe stata un’operazione in pura perdita”.
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