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Ticino
Clientelismo al DI? "No, ma il Ticino è piccolo"
Clientelismo al DI? "No, ma il Ticino è piccolo"
Clientelismo al DI? "No, ma il Ticino è piccolo"
Redazione
9 anni fa
Stampa delle cartelle della tombola (100'000 fr. all'anno) a ex colleghi di Gobbi, il Governo spiega

Clientelismo al Dipartimento di Norman Gobbi? Niente affatto, anche perché in un Cantone così piccolo come il Ticino "è praticamente impossibile che le persone non si conoscano".

Testuali parole, quelle riportate nella risposta del Governo all’interrogazione di Matteo Pronzini. Interrogazione volta a far luce sul mandato diretto assegnato dal Dipartimento delle istituzioni per la stampa delle cartelle per la tombola. Un appalto da più di 100'000 franchi all’anno, che è stato tolto ad una tipografia della Riviera e riassegnato ad una di Chironico.

Il problema, secondo il deputato dell’MpS, è che Gobbi ha avuto in passato stretti legami professionali con gli attuali dirigenti della tipografia alla quale è stato assegnato il mandato (Gobbi in passato era nel cda assieme agli stessi attuali dirigenti della tipografia Dazzi, che ha ricevuto l'appalto, in una ditta consorella). Da qui la necessità di Pronzini di fugare qualsiasi sospetto di favoritismi nei confronti degli amici del consigliere di Stato.

Il gran consigliere ha chiesto al Governo di motivare la decisione di togliere l’appalto alla prima ditta per assegnarlo a quella diretta - citiamo - dagli amici di Gobbi. Ieri, come detto, la risposta del Consiglio di Stato. Ebbene, per il Governo è necessario - citiamo ancora - ridurre i rischi operativi, assicurarsi una forma di backup, avere più partner in grado di assicurare questo prodotto (appunto, le cartelle della tombola).

In sintesi sono questi i motivi per cui il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di trasferire il mandato diretto. Una decisione avallata dalla Sezione polizia amministrativa. L’appalto vale fino a giugno, poi si deciderà come procedere. Vedremo se la risposta firmata dal presidente del Governo Manuele Bertoli soddisferà l’esigenza di un chiarimento manifestata da Matteo Pronzini, per fugare qualsiasi sospetto che il Consiglio di Stato possa usare i mandati diretti quale strumento per favorire gli amici o i conoscenti.

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