


Sono circa un centinaio le persone che si sono date appuntamento questa sera in Piazza Governo a Bellinzona per prendere parte al presidio pubblico organizzato dal Collettivo «Io l'8 ogni giorno». Lo scopo originale della manifestazione era chiedere le dimissioni del «ministro» Claudio Zali. Dimissioni che sono giunte nella giornata di oggi. Nonostante ciò, la manifestazione si è tenuta ugualmente. «Sì, perché noi riteniamo che quella fosse una delle questioni che si ponevano, ma l’aspetto che a noi preme di più è proprio quello della violenza contro le donne», afferma ai microfoni di Ticinonews Angelica Lepori Sergi del Collettivo Io l’8 giorno. «Quanto abbiamo sentito in questi giorni sono esternazioni particolarmente gravi, provenienti da qualcuno che faceva parte del Governo. Abbiamo sentito lo stesso Governo dire: "La violenza non è accettabile" e riteniamo che a queste parole debbano seguire i fatti».
In Ticino – ricorda Lepori Sergi – nel 2026 abbiamo già visto tre femminicidi «e sappiamo che il fenomeno della violenza è molto più diffuso in altri ambiti. Riteniamo quindi sia importante, adesso, che tutta questa storia possa finalmente servire per mettere in campo una politica di protezione delle donne e di prevenzione della violenza di genere». In alcune sue dichiarazioni odierne Zali, ha parlato di «solo» violenza verbale. «Tali espressioni sono anche una forma di banalizzazione. È un meccanismo abbastanza frequente: si tende a minimizzare, oppure giustificare. “Ero nervoso”. Ecco, crediamo che tutto questo sia inaccettabile: niente giustifica la violenza e niente può essere banalizzato».
Si sono mossi i collettivi, si è mossa la popolazione, ma si è mosso anche il Gran Consiglio. Al presidio di stasera erano presenti infatti anche alcuni deputati di partiti minori. «L'idea di mobilitarsi contro la violenza di genere è fondamentale», rileva il granconsigliere Mps Matteo Pronzini. «Noi come movimento avevamo già sollevato nel 2025 il problema di questi comportamenti da parte di Claudio Zali, con un'interpellanza che il Gran Consiglio, l'Ufficio presidenziale, non aveva voluto discutere. E l’Esecutivo, a distanza di oltre un anno, non ha dato una risposta. I segnali che qualcosa da approfondire c’era non mancavano, purtroppo i partiti che governano non hanno voluto aprire gli occhi». L’auspicio «è che il Consiglio di Stato metta a disposizione le risorse necessarie per combattere la violenza di genere, perché dobbiamo fare in modo che non sia più accettata in nessun modo».
Riguarda la puntata di Detto tra Noi andata in onda su TeleTicino:
Piero Marchesi è stato inelegante, a detta di Sirica, a proposito dell'annuncio fatto a stretto, strettissimo giro di posta dopo le dimissioni di Zali: «Posso capire il suo entusiasmo, ma in conferenza è stata spiegata la procedura. Sono stati spiegati i tempi. Lui, invece, dopo tre ore sui social ha annunciato la sua disponibilità. Istituzionalmente, diciamo, cominciamo male».
Piccaluga ha avuto anche un pensiero per l'oramai defunta allenza Lega-UDC. Alleanza che, parole sue, non verrà rimessa in piedi dopo le dimissioni di Zali: «Prendo atto che l'UDC ha deciso di correre in solitaria, lo stesso faremo noi. Se in Assemblea salterà fuori qualcosa di diverso, ne parleremo».
Altra domanda a Piccaluga, legata al Mattino della Domenica e all'uscita a muso duro contro Zali: «Il Mattino non è un organo leghista, non è controllato né dal coordinatore né dal Movimento. È vero, Giuliano Bignasca ha creato la Lega e ha fatto un giornale. Ma la storia oggi è diversa. Non è la Lega a dirigerlo o a scriverlo. Fatta la premessa, parliamo di un giornale come un altro. Che ha il diritto di scrivere ciò che vuole, come chiunque altro». Perché, allora, Antonella Bignasca ha partecipato alle riunioni Lega-UDC? «No, le ha convocate per chiedere il parere dei due gruppi in merito all'alleanza. E questo perché il giornale rappresenta l'area di destra. Ma non rappresenta alcun partito. Il concetto di base è il seguente: Antonella Bignasca si è sentita in diritto di scrivere determinate cose. Io non l'avrei fatto, ma non è il mio giornale. In ogni caso, non ha detto nulla di nuovo».
Ancora Piccaluga: «La verità è che io volevo sentire la verità di Claudio. Quella verità che lui ha scritto su un pezzo di carta stamattina. Non ero presente né quando potrebbe aver fatto qualcosa, né quando ha mandato quell'e-mail. Quando Claudio smentisce, mi sento di dire che forse ha ragione. Se dice di non aver picchiato quella donna, allora bisogna comprendere il momento. Il caso del 14.enne? A oggi la situazione è quella che è, mentre tornando all'e-mail probabilmente ha fatto un errore».
«Mi aspetto che Marina e che il Governo mettano priorità a questo tema e sono certo che lo faranno, soprattutto Marina» ha ribadito Sirica a proposito della lotta alla violenza di genere, emersa proprio in relazione al caso Zali. «Dalle parole bisogna passare ai fatti». Piccaluga, parlando delle dimissioni di Zali, ha ribadito che «ci sarà una nuova ripartenza, arriveranno nuovi candidati, dire se le dimissioni siano un bene o un male è difficile. Senza questo passo, venerdì il tema sarebbe riemerso. Ma non è facoltà del coordinatore o di un'assemblea tirar giù un consigliere di Stato. Il passo poteva farlo solo lui».
Jacopo Scarinci, giornalista de La Regione, è tornato sulla conferenza stampa odierna, dalla quale è emerso uno strappo fra Governo e popolazione. Uno strappo creato sì da Zali, ma anche dagli altri consiglieri di Stato. «È stato apprezzabile che De Rosa, almeno lui, abbia ammesso, a proposito dell'email per Sanvido, di non aver dato il giusto peso alla vicenda. Però i consiglieri di Stato hanno quella cosa che si chiama obbligo di segnalazione».
Claudia Rossi di TeleTicino, dal canto suo, si è concentrata sulle difficoltà incontrate da Marina Carobbio Guscetti in conferenza stampa: «Si è trovata in una posizione scomoda, pensando agli audio e al ruolo del Consiglio di Stato nella lotta alla violenza. Di questi temi lei ha sempre fatto un cavallo di battaglia. Mi è sembrata timorosa, ha fatto il minimo sindacale».
Fabrizio Sirica, co-presidente del PS, ha mostrato «umana comprensione» per Zali. Quindi, ha detto: «Dico che tutto quanto abbiamo fatto come PS è stato fatto per tutelare la credibilità delle istituzioni. Non ha senso riavvolgere il nastro, ma la lettera che abbiamo scritto con gli altri colleghi presidenti era di natura privata. Zali ha avuto diversi giorni, cinque, per dirci la sua versione. Poi quella lettera è finita sulla stampa. Il danno alle istituzioni è stato fatto nel momento in cui il consigliere di Stato ha preferito il silenzio stampa, la querela, la contrapposizione al dialogo. L'umano dispiacere c'è, ma le conseguenze politiche non potevano essere che queste. Non è un ragionamento astratto, il mio, ma di merito. Si può sbagliare, come politici, ma bisogna assumersene le responsabilità».
«Sono state tante ore al telefono, tante notti insonni. Parliamo di un consigliere di Stato, una delle cariche più importanti del Paese. Però credo di non essere l'unico». Così Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega, a Detto tra Noi su TeleTicino. Sull'incontro con Claudio Zali: «Volevo vederlo in faccia, era una mia volontà. Si può discutere, ma in queste situazioni avevo bisogno di vedere l'uomo Claudio in faccia. Abbiamo avuto questo incontro, molto intenso: sì, tante discussioni, ma è innegabile, siamo esseri umani e sono usciti i sentimenti. Ora sono in una fase di rincrescimento acuto. Al di là di tutto quello che è accaduto, una persona ha finito una carriera e l'ha finita in una maniera non delle più idilliache».
Sulla presenza di Zali all'Assemblea della Lega di venerdì: «Non so se ci sarà, ma probabilmente ci sarà il 1. agosto. Il popolo leghista credo gli darà il giusto saluto: ha portato per 13 anni la casacca della Lega in Consiglio di Stato, portando anche dei risultati per il Paese».
Sul danno reputazionale per il movimento: «Il passo indietro è anche per la Lega. Per noi è una nuova ripartenza, ci saranno nuovi volti e nuovi stimoli. Oggi, come si dice in dialetto, l'è ammò cald. Zali fino a fine settembre sarà seduto in governo, oggi è il giorno dello shock. Ma la Lega andrà avanti». A propsito di ammò cald, come giudica Piccaluga la presa di posizione di Marchesi? «Piero Marchesi entrerà in governo, è stato spiegato il come, ognuno parla per sé e io non devo parlare per lui».
Paolo Beltraminelli, ex consigliere di Stato in quota PPD, ha affidato ai social il suo «saluto» al dimissionario Claudio Zali: «Claudio Zali lascia il Consiglio di Stato» ha scritto. «Mi piace ricordare i sei anni di lavoro assieme, un ottimo collega molto impegnato. Ho lavorato bene con lui e lo ringrazio per quanto ha fatto per il nostro Cantone. Mi piace ricordare un momento disteso in occasione dei Campionati europei di corsa d’orientamento nel 2018 a Mendrisio».

La decisione di Claudio Zali di lasciare il Consiglio di Stato ha inevitabilmente generato un fiume di reazioni, dal mondo politico e non solo. «Il filo rosso delle mie azoni è sempre stata la credibilità delle istituzioni. Non posso che leggere in maniera responsabile, oltre che come un atto dovuto, le dimissioni di Zali», commenta ai microfoni di Ticinonews il co-presidente del Partito socialista Fabrizio Sirica. «Questa è infatti l’unica azione che permetterà di guardare avanti». Il co-presidente del PS, lo ricordiamo, è uno dei tre autori (assieme a ai presidenti di Centro e PLR, Fiorenzo Dadò e Alessandro Speziali) della lettera indirizzata all’attuale direttore del Dipartimento del territorio per chiedere chiarimenti sulla questione degli audio pubblicati su Instagram. Zali intende denunciare tutti e tre. Su questo «tengo a sottolineare come la nostra intenzione fosse di ottenere trasparenza, ma anche di dare la possibilità a Zali di spiegare e di non farsi travolgere. Forse, invece di querelare, avrebbe dovuto agire diversamente e, con il senno di poi, ringraziare».
La missiva
Il subentrante di Zali all’interno dell’Esecutivo sarà il democentrista Piero Marchesi. Un cambio che arriva a pochi mesi dalle elezioni…«Il timore è che in questo caos qualche partito, magari entrando in Governo, approfitti della carica per fare campagna elettorale», commenta Sirica, che lancia un appello a tutti: « Si lavori sul merito, collegialmente, cercando le risposte a casse malati e finanze pubbliche, tentando di accantonare gli scandali e gli scandaletti che hanno caratterizzato questa legislatura».
Speziali:« Si lavori sulla prospettiva immediata»
«Prendiamo atto della decisione di Zali. Adesso si tratta di lavorare soprattutto nella prospettiva immediata: assicurare stabilità e piena operatività del Cantone», rileva il presidente liberale radicale Speziali. Il Governo «deve concentrarsi soprattutto sul suo funzionamento, anche in quanto entità e forza simbolica, e sulle sfide maggiori». La cosa migliore «è continuare a impegnarsi nei dossier principali: i cittadini hanno bisogno di vedere che il loro futuro viene preso in mano dalla politica».
Fonio: «La pressione era cresciuta»
Secondo il consigliere nazionale centrista Giorgio Fonio la decisione presa da Zali «appare inevitabile. La pressione politica, istituzionale e della popolazione era cresciuta al punto tale che era difficile non ipotizzare le sue dimissioni». Non da ultimo «penso che anche quanto scritto domenica dal Mattino abbia di fatto definito l’uscita di Zali dal Governo». Governo che si trova adesso confrontato con un un cambio a meno di un anno dalla fine della legislatura. «Esecutivo e Parlamento devono darsi una priorità assoluta: ridare fiducia alla popolazione, che al momento è delusa e anche un po’ arrabbiata». L’obiettivo «deve essere di portare a termine quei dossier importanti che sono sul tavolo e che esigono delle risposte».
«Le dichiarazioni attribuite all’ormai ex presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, hanno ricordato che la cultura della non violenza, della parità di genere, del linguaggio inclusivo, del rispetto, della non prevaricazione, vanno oltre le semplici persone e non sono per niente acquisite nella nostra società. Non possono quindi mai essere date per scontate e devono essere la trama in cui la società intera, le istituzioni, e in primis il Consiglio di Stato, tessono ogni giorno la nostra vita democratica. Perché il rispetto è una parola che va usata e declinata nella vita reale, ogni giorno». Così la presa di posizione dei Verdi del Ticino, trasmessa in una nota odierna, in merito alle dimissioni di Claudio Zali e alla vicenda che ha scosso la scena politica ticinese.
Le parole di un'autorità pubblica, proseguono i Verdi, «contribuiscono a definire ciò che una società considera accettabile e ciò che invece deve essere condannato senza ambiguità». La violenza contro le donne, si legge nella nota, «è una realtà che attraversa ogni età, ogni contesto sociale e culturale. Si manifesta nelle relazioni affettive, nei luoghi di lavoro, negli spazi pubblici e sempre più spesso anche online. È una questione di parità e di diritti fondamentali, perché nasce dall'idea che il corpo, le scelte e perfino la libertà delle donne possano essere controllati attraverso l'intimidazione, la sopraffazione o la forza».
La «partecipazione corale» a difesa delle donne in questa crisi istituzionale ha mostrato che il tema è sentito, rilevano gli esponenti dei Verdi, «oltre gli steccati politici». E questo, «da un certo punto di vista è rassicurante perché riconosciuto essere un problema strutturale che merita attenzione politica e sociale». A preoccupare gli ecologisti è però il fatto «che la violenza sulle donne possa anche essere usata strumentalmente, non per proteggere le vittime, ma piuttosto per togliere di mezzo un candidato indesiderato. Leggere poi nelle dichiarazioni sul Mattino della Domenica, che Zali non fosse più da sostenere perché in pratica non abbastanza a destra, non fa ben sperare sui pensieri, linguaggi e visioni della società, incarnati da questa area politica».
La lotta contro la violenza sulle donne, chiosano i Verdi, «richiede coerenza, credibilità e un impegno quotidiano da parte di tutte le istituzioni. E noi chiediamo che di questi valori sia plasmato anche il nuovo stile di conduzione del Consiglio di Stato».
La conferenza stampa del Governo andata in scena questo pomeriggio:
Con queste parole, Piero Marchesi ha annunciato di voler accettare la carica di Consigliere di Stato: «Prendo atto della decisione di Claudio Zali di lasciare la carica di consigliere di Stato alla fine di settembre.In qualità di subentrante, accetto questo incarico con umiltà, senso di responsabilità e spirito di servizio. Metterò la mia dedizione e le mie energie al servizio del Cantone, per contribuire al suo rilancio e creare nuove opportunità per la popolazione e per l’economia ticinese».
E ancora: «Il tempo a disposizione prima della fine della legislatura è limitato, ma affronterò questa fase con concretezza, impegno e piena disponibilità al lavoro. È importante, nell’interesse del Cantone, che il Governo ritrovi la giusta serenità per potersi concentrare sui progetti e sulle priorità per i ticinesi. Ciò permetterà anche all’Amministrazione cantonale e a tutti i suoi collaboratori di operare con maggiore efficacia nell’interesse delle cittadine e dei cittadini ticinesi. Collaborerò volentieri con la collega e i colleghi di Governo nell’interesse del Cantone, nel rispetto delle Istituzioni e della collegialità. Al tempo stesso, porterò nell’Esecutivo, con coerenza e determinazione, le priorità e la sensibilità politica dell’area che ha sostenuto la lista comune Lega-UDC. Il mio mandato nasce da quella lista e intendo quindi rappresentare gli elettori dell’UDC e della Lega, ma anche tutti i cittadini e le imprese che si riconoscono nei principi della libertà, della responsabilità individuale, del lavoro e dell’iniziativa privata. La mia impostazione operativa sarà finalizzata a promuovere maggiore sicurezza, meno burocrazia e migliori condizioni quadro per le PMI; a rendere il Ticino più attrattivo per imprese, investimenti e nuovi contribuenti; a favorire i ticinesi nel mercato del lavoro e a valorizzare le regioni periferiche, le valli e il settore primario. Rimango a disposizione delle istanze preposte per organizzare il mio subingresso, affinché avvenga nel modo più efficace ed efficiente possibile».
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Se il subentrante accetterà, avremo un Governo composto da cinque consiglieri di cinque partiti diversi.
Carobbio Guscetti: «Dovremo lavorare insieme nell'interesse del cantone. Succede di avere cinque rappresentanti di partiti diversi. Sono le persone scelte dalla popolazione. Lavoreremo insieme anche nella diversità delle opinioni politiche per trovare soluzioni di fronte alle grandi sfide di questo cantone».
Zali nel suo comunicato non fa riferimento alla vicenda del 14.enne alla Farera. Questo atteggiamento "arrogante" non intacca anche la vostra immagine istituzionale?
De Rosa: «Ogni persona ha la sua personalità, ha i suoi modi, ha il suo stile. Il collega è stato democraticamente eletto ed è in Consiglio di Stato da tanti anni e anche voi giornalisti avete potuto conoscere il suo stile. È un dato di fatto di cui va preso atto. Diverso è il merito. E determinate frasi e determinati concetti non sono tollerabili. Sono piani diversi. Stile, questioni della vita privata e altri aspetti che sono di interesse pubblico».
Carobbio Guscetti: «Vorrei ricordare che nel caso del minorenne è stata aperta un'istruttoria da parte del Ministero pubblico al quale spetterà, eventualmente, dare altre spiegazioni».
Che cosa significa un subingresso a meno di un anno dalle elezioni?
Carobbio Guscetti: «Un subingresso può sempre capitare. Il Governo deve garantire la continuità del lavoro sui dossier aperti, nelle discussioni con il Parlamento e nei servizi rivolti ai cittadini. Da qui le decisioni spiegate oggi, a seguito della gravità della situazione e della necessità di andare avanti. Noi siamo anche direttori di Dipartimenti e continuiamo a svolgere questo compito. Il Governo, nella nuova composizione, farà le giuste valutazioni al suo interno. Siamo consapevoli che è un momento molto delicato e difficile».
Tra voi quattro, in queste riunioni, c'è stato un confronto sui vostri atteggiamenti singoli nei confronti di quanto emerso in questi giorni?
Carobbio Guscetti: «C'è stata una discussione che proseguirà, anche approfondimenti su quanto avvenuto e che non dovrà più avvenire. Vogliamo evitare che queste situazioni si ripetano. Le verifiche le abbiamo fatte e continueremo a farle. Risponderemo anche agli atti parlamentari».
Avete però letto la presa di posizione personale di Zali. Condividete i toni?
Carobbio Guscetti: «Questa è una presa di posizione personale, non del collegio governativo. Così come non è stata richiesta dal Consiglio di Stato. Zali si assume la responsabilità di quello che ha detto e che ha scritto e se lo riterrà risponderà alle vostre domande. Noi rispondiamo per quello che ci compete. E condanniamo ogni forma di violenza, compresa quella verbale. Bisogna ristabilire la credibilità nelle istituzioni e la fiducia della popolazione. Non è una situazione facile per nessuno, neppure per il Consiglio di Stato. È possibile che avremmo dovuto dire delle cose prima, più velocemente. Però penso che la credibilità delle istituzioni passa anche dal ponderare le decisioni che vengono prese e nell'affrontarle. Lo abbiamo affrontato in una settimana difficile per il cantone, per la popolazione, per chi lavora nell'Amministrazione cantonale, ma anche per i consiglieri di Stato. Ci sono anche delle situazioni personali difficili e affrontare questa situazione non è stato facile nemmeno per noi e nemmeno per me come donna».

