
Terremoto sulla storica catena di bigiotteria per giovani Claire’s. La filiale di Grancia ha già chiuso i battenti, mentre quella di Lugano abbasserà le serrande entro fine mese. In totale sono otto le dipendenti direttamente toccate dalle chiusure. I sindacati si dicono preoccupati. In prima linea c’è Unia, che segue da vicino la vicenda. «Siamo in contatto con l’azienda, ma manca trasparenza e le informazioni circolano con difficoltà», afferma Chiara Landi, responsabile del settore terziario del sindacato. «Anche il personale non ha accesso a indicazioni chiare. Temiamo per il futuro professionale di queste persone, così come per il pagamento dei salari attuali e di quelli futuri».
I primi segnali della crisi
I primi campanelli d’allarme erano già risuonati alla fine dello scorso anno, quando alcune dipendenti avevano contattato il sindacato lamentando arretrati salariali. «Ci siamo rese conto che la situazione dell’azienda, a livello internazionale, non era delle più rosee», prosegue Landi. «Abbiamo constatato il fallimento della casa madre americana e rilevato problemi finanziari e fallimentari anche in Francia, nel Regno Unito e in Spagna. Inoltre, verso la fine di ottobre, la filiale svizzera era stata rilevata da un’altra azienda attiva nella stessa merceologia. Questo ci aveva fatto pensare che potesse esserci un futuro per il personale in Svizzera. Poi è arrivata la doccia fredda: l’annuncio della chiusura della filiale di Grancia e, successivamente, di quella di Lugano».
Incertezza sulla filiale di Locarno
Resta aperta la questione della terza filiale ticinese, quella di Locarno, dove attualmente lavorano altre quattro persone e per la quale, al momento, non vi sono informazioni. «Nessuno è stato informato sul destino di questo negozio. Temiamo purtroppo che non vi sarà un esito diverso, alla luce della situazione globale dell’azienda».
Una crisi globale
La crisi è infatti di portata internazionale. Il primo annuncio di bancarotta è arrivato lo scorso agosto per oltre 1.300 filiali negli Stati Uniti, a causa di gravi difficoltà finanziarie, debiti superiori ai 690 milioni di dollari, della concorrenza online e dell’aumento dei costi legati ai dazi sulle importazioni. Poi è stata la volta dell’Europa e ora della Svizzera. «Non c’è comunicazione. C’è molta opacità e confusione, e questo è deleterio soprattutto per il personale, che non sa cosa aspettarsi dal futuro», conclude Landi. «Si tratta inoltre di persone che lavorano da decenni per questa azienda. Non è questo il modo corretto di trattare chi ha contribuito al suo successo: è un comportamento che riteniamo davvero pessimo».
Sommaruga: «Sorpresa della chiusura»
La chiusura dei negozi Claire’s sorprende anche gli operatori del settore. «Sono molto sorpresa, perché conosco bene questo punto vendita e non ero al corrente di difficoltà di questo tipo», afferma la presidente di Federcommercio, Lorenza Sommaruga. Si tratta infatti di una presenza storica in Ticino che «aveva saputo intercettare una nicchia importante di consumatori». Secondo Sommaruga, la decisione sarebbe legata soprattutto a logiche economiche e al calo delle vendite, in un contesto reso sempre più complesso dalla concorrenza dell’online e dal franco forte. «Competere con l’e-commerce è sempre più difficile e l’andamento del commercio al dettaglio ne risente», sottolinea. Pur ribadendo di credere nel valore della vendita fisica, la presidente ammette una crescente preoccupazione per il settore: «I piccoli e medi commercianti resistono finché possono, ma a un certo punto sono costretti a trovare altre soluzioni».

