
Si tornerà in aula il prossimo 19 settembre per il caso dei tre pazienti infettati dall'epatite C al Civico di Lugano nel dicembre del 2013, questa volta davanti alla Corte di appello e revisione penale.
Lo riporta laRegione, ricordando che sul banco degli imputati vi è l'Eoc, e dunque il suo direttore generale Giorgio Pellanda, che ha ricorso contro la condanna inflitta dal giudice Siro Quadri della Pretura penale lo scorso 21 novembre. Una condanna che prevede una multa di 60mila franchi per lesioni colpevoli gravi per carenza organizzativa interna.
Sul caso saranno chiamati a presentarsi il Pg John Noseda, l'avvocato di difesa Mario Molo e i rappresentanti delle vittime Stefano Pizzola, Stefano Camponovo e Tuto Rossi.
Come si ricorderà, un infermiere - che mai si è riusciti a identificare - aveva utilizzato due volte lo stesso ago per procedere all'iniezione del liquido di contrasto dei pazienti sottoposti alla Tac. Un procedimento che aveva portato al contagio di tre persone, visto che il primo paziente era affetto da epatite C.
Al centro delle discussionivi è sempre stata la questione delle procedure sanitarie. Il giudice - nella sentenza di primo grado - ha evidenziato che l'operatore sanitario deve sempre essere rintracciabile sulla cartella clinica, mettendo in luce dunque una mancanza dell'Eoc rispetto alla legge sanitaria cantonale. Dal canto suo la difesa ha invece sostenuto che “anche i principali ospedali nazionali hanno confermato di applicare le stesse procedure dell’Eoc”.
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