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Ticino
Circa 46 milioni all'anno per proteggerci dai pericoli naturali
Circa 46 milioni all'anno per proteggerci dai pericoli naturali
Circa 46 milioni all'anno per proteggerci dai pericoli naturali
Redazione
7 anni fa
Il Cantone investe in studi, monitoraggi e opere di premunizione. La maggior parte delle zone edificabili è fuori pericolo

Frane, valanghe, alluvioni, esondazioni. A causa della morfologia del territorio e della sua geologia, il Ticino è fortemente esposto a fenomeni di questo tipo. Per fare chiarezza sulla situazione nel nostro cantone l’Ufficio di statistica (UST) ha pubblicato, in collaborazione con il Dipartimento del territorio (DT), un’analisi statistica di edifici, persone, aziende e addetti situati nell’area edificabile cantonale esposta ai differenti pericoli naturali.

Per prima cosa emerge che nei secoli e nei decenni passati sono state le alluvioni e le valanghe a rappresentare la vera minaccia per i paesi ticinesi. La pericolosità di tali fenomeni è stata oggigiorno parzialmente ridimensionata, grazie agli ingenti interventi di premunizione realizzati e, in parte, grazie al monitoraggio e ai modelli matematici che ne permettono la previsione con alcuni giorni di anticipo. Al contrario, i pericoli legati ai processi di trasporto di materiale nei corsi d’acqua minori, di crollo e di scivolamento superficiale (come quello occorso nel 2014 a Bombinasco, che fece due vittime) sono caratterizzati da elevata imprevedibilità e da maggiore difficoltà nella definizione dei possibili scenari di evoluzione.

L’analisi sugli eventi naturali che hanno causato danni e vittime in Ticino dal 1800 ad oggi ha evidenziato come la riduzione delle conseguenze degli eventi naturali pericolosi è principalmente da ascrivere ai significativi investimenti effettuati già dall’inizio dello scorso secolo nel settore delle premunizioni e del bosco di protezione. È in questo contesto che s’iscrivono numerose leggi che hanno come scopo primario la protezione delle vite umane e dei beni importanti contro i pericoli di alluvionamento, frane e valanghe: la Legge federale sulla sistemazione dei corsi d’acqua (1991), la Legge federale (1991) e quella cantonale (1998) sulle foreste e la Legge sui Territori interessati da Pericoli Naturali (2017).

Investiti circa 46 milioni all'anno - Gli investimenti concernenti i pericoli legati all’acqua, che vedono coinvolto l’Ufficio dei corsi d’acqua e che comprendono studi, nuove opere, manutenzione e monitoraggio raggiungono una cifra di circa 18 milioni di franchi all’anno, a carico del Cantone, della Confederazione e degli enti locali (Consorzi e Comuni).

Gli investimenti nel settore forestale negli ultimi anni raggiungono quasi 9 milioni di franchi annui, a cui si aggiungono circa 16 milioni dedicati al bosco di protezione.

Agli investimenti dei due servizi preposti (Ufficio dei corsi d’acqua e Sezione forestale) sono da aggiungere gli investimenti specifici per le opere di premunizione lungo le strade cantonali, di competenza diretta dell’Area dell’esercizio e della manutenzione all’interno della Divisione delle costruzioni. Per quanto riguarda il periodo 2012-2018, questi interventi sono stati coperti tramite due finanziamenti per un importo complessivo di 13,5 milioni di franchi, corrispondenti a quasi 2 milioni annui. Con questi crediti, la Divisione delle costruzioni finanzia anche gli interventi urgenti dopo eventi che causano danni alla rete stradale cantonale, insieme ai costi di sgombero e ripristino immediato della viabilità.

Considerando tutte le cifre sopra riportate, si può concludere che l’investimento annuo nel Cantone per la protezione dai pericoli naturali raggiunge la cifra di circa 30 milioni di franchi per studi, monitoraggi e opere di premunizione (nuove e manutenzione) e di circa 16 milioni dedicati esclusivamente al bosco di protezione.

La maggior parte delle zone edificabili in Ticino non è sogetta a pericolo naturale - Dai dati dell’Ufficio di statistica traspare inoltre che l’80,5% delle zone edificabili ticinesi (pari a 11'166,5 ettari) non è soggetto a pericolo naturale. In quest’area si trovano il 90,6% degli edifici, l’87,1% delle persone, il 78,5% delle aziende e il 74,4% degli addetti. Al contrario, è emerso che a livello ticinese 2’175,2 ettari di superficie edificabile sono esposti ad almeno un pericolo naturale e che in quest’area si trovano 8’634 edifici che ospitano 43’666 persone. Vi sono anche 7’293 aziende nelle quali lavorano 54’176 addetti.

Nel dettaglio:

• le porzioni di territorio interessate da pericolo di grado elevato sono molto limitate (1,4% delle zone edificabili) e sono pressoché non occupate: in queste aree si trovano lo 0,2% degli edifici, lo 0,1% delle persone, lo 0,2% delle aziende e lo 0,2% degli addetti;• il 3,7% delle zone residenziali è esposto a un pericolo naturale di grado medio. In quest’area si trova l’1,1% degli edifici, l’1,3% delle persone, il 2,8% delle aziende e il 4,3% degli addetti;• nel 4,3% esposto a grado basso si trova il 2,1% degli edifici, il 3,7% delle persone, il 10,4% delle aziende e l’11,2% degli addetti;• nell’8,5% soggetto a grado residuo si trova il 5,0% degli edifici, il 7,3% delle persone, il 7,8% delle aziende e il 9,7% degli addetti; e infine• nell’1,6% delle zone residenziali esposte a un pericolo naturale indicativo si trovano l’1,0% degli edifici, lo 0,4% delle persone, lo 0,3% delle aziende e lo 0,2% degli addetti.

Da questi dati si constata che, in linea generale, aziende e addetti sono più frequentemente esposti a pericolo rispetto agli edifici abitativi e alle persone; questo è particolarmente vero per le aree contrassegnate da pericoli di grado medio, basso, o residuo, mentre per il grado elevato e il pericolo indicativo le percentuali sono simili. Le cifre relative al pericolo elevato sono molto limitate e le quote di edifici e di popolazione esposti a pericolo sono sempre inferiori a quelle delle superfici edificabili.

Nel loro complesso, conclude l'UST, queste constatazioni confermano l’efficacia delle carte di pericolo come strumento di pianificazione territoriale e la lungimiranza delle autorità che hanno introdotto questo strumento ormai quasi 30 anni fa, con la LTPNat del 1990.

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