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Ticino
Cinque comuni in Ticino? Sì, no, ma....
Redazione
18 anni fa
Le reazioni alla proposta di Manuele Bertoli. No di Pedrazzini, Jelmini, Merlini e Colombo. Possibilisti Bignasca, Giudici e Martignoni

Ieri Manuele Bertoli ha lanciato l’idea: lanciare un’iniziativa popolare costituzionale per creare un Ticino con soli cinque comuni. Mendrisio, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca. Oggi è il giorno delle reazioni. Il ministro Luigi Pedrazzini"L’idea del presidente socialista mi lascia francamente perplesso. In questi anni abbiamo puntato sulla ristrutturazione del comune ticinese per creare degli enti locali più forti ma ancora saldamente legati al territorio che devono amministrare e alle particolari vocazioni di questo territorio. Abbiamo così ridotto sensibilmente il numero dei comuni, che diminuirà ancora se andranno in porto i progetti di aggregazione in corso e quelli già impostati. Il nostro obiettivo è di arrivare a 80 - 100 comuni. La nostra soluzione garantisce ancora una forte, corretta e democratica partecipazione dei cittadini alla gestione dei problemi locali. L’idea di Bertoli, se realizzata, porterà, nei fatti, a qualcosa di molto diverso. I cinque non saranno più comuni, ma super enti locali con tutta una serie di rischi connessi (di perdita di aderenza con il territorio, di conflittualità costante fra le regioni, di scontro con il cantone, di burocrazia). No, decisamente non mi sembra la strada giusta da seguire. Aggiungo ancora una considerazione. Non è vero che il Cantone non ha mai votato sulle aggregazioni. Lo hanno fatto tutti i cittadini respingendo qualche anno fa il referendum di Sala Capriasca, lo hanno fatto oltre 100 mila ticinesi coinvolti dai numerosi progetti!"I presidenti Giovanni Jelmini, presidente PPD “Più che un’idea mi sembra una sparata. È un po’ nel dna dei socialisti cercare di centralizzare tutto, togliendo libertà all’iniziativa dei cittadini e in questo caso dei comuni. I comuni stanno già facendo uno sforzo nell’ambito dei processi aggregativi. Si tratta tuttavia di un processo democratico e non imposto. Vorrei ricordare al presidente socialista che il nostro stato è fondato sui comuni, che meriterebbero maggior rispetto”. Giovanni Merlini, presidente PLR“Sono molto scettico sul fatto che un’iniziativa popolare con una proposta così radicale possa trovare il sostegno della popolazione. E se anche riuscisse la raccolta delle firme ma venisse bocciata nelle urne, sarebbe un clamoroso autogol che produrrebbe solo altre difficoltà in processi aggregativi già difficoltosi. Posso tuttavia condividere che a lungo termine quella di una massiccia riduzione dei comuni possa essere la strada giusta. Ma a lungo termine”. Giuliano Bignasca, presidente Lega dei Ticinesi“Bertoli prima lanci ufficialmente l’iniziativa e poi vediamo – afferma il presidente della Lega - Io di principio non sono contrario. Anche se forse le differenze economiche tra i comuni aumenterebbero. La proposta andrebbe studiata bene”. I sindaci Giorgio Giudici, sindaco di Lugano “È in ritardo di 15 anni su Giorgio Giudici. Io ho parlato di regioni, o di comuni distrettuali, e addirittura di 4: Lugano, Locarno, Mendrisio e Bellinzona. Niente di nuovo sotto il sole. Ma potrei anche firmare l’iniziativa, dopo averne valutato i contenuti”. Brenno Martignoni, sindaco di Bellinzona “Potrebbe dare un nuovo stimolo alla questione delle aggregazione. La proposta di Bertoli, se realizzata, avrebbe il merito di innescare un dibattito a livello cantonale, spostando l’asse verso i primi interlocutori: i cittadini”. Moreno Colombo, sindaco di Chiasso “La proposta di Bertoli punta a un traguardo che io condivido al cento per cento. Personalmente infatti mi sento prima momò che chiassese. Detto questo credo che la popolazione non sia ancora pronta ad accettare questo tipo di visione. E se la rifiutasse in votazione popolare, rischieremmo di compromettere tutti i processi aggregativi in co

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