
Il Governo è stato chiamato a inizio anno a fare da mediatore tra Cardiocentro ed Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Lo ha fatto e nei giorni scorsi ha dettato le sue regole per il passaggio della struttura sanitaria dal privato al pubblico. Come riporta il Caffè, cinque anni di transizione e dipendenza diretta dalla direzione dell’Eoc.Il cosiddetto "ospedale del cuore" aveva inizialmente proposto la creazione di una sorta di Consiglio di istituto a sostituzione dell’attuale fondazione che lo gestisce e che sarà sciolta, come dicono i suoi statuti, alla fine del 2020. Un Consiglio di istituto a maggioranza Cardiocentro, con rappresentanti dello Stato e dell’Ente. Un ibrido, pubblico e privato, che fa a pugni con le regole che gestiscono l’attuale rete sanitaria cantonale. Successivamente, alcune settimane fa, ha avanzato l’idea di una fase di transizione, evidentemente anche gestionale-finanziaria, lunga quindici anni.Il Governo ha risposto con una lettera giunta alle parti proprio l’altro giorno, giovedì (su caffe.ch la versione integrale). Gli anni possibili di transizione indicati dal Consiglio di Stato sono cinque, nell’ambito dei quali verranno perfezionati l’attività e gli obiettivi del progettato "Istituto cuore, vasi e polmoni" studiato già lo scorso anno da un gruppo di lavoro composto da medici dell’Ente ospedaliero e del Cardiocentro.
Il Governo garantisce l’assorbimento del personale del Cardiocentro alle attuali condizioni contrattuali. E assicura, quale garanzia di continuità, che la direzione amministrativa sarà affidata, come per il personale e per i prossimi cinque anni, all’attuale direttore del Cardiocentro, Dante Moccetti, ovvero il figlio del professor Tiziano Moccetti, direttore sanitario da sempre.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Caffè
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