
È una buona parte della piazza finanziaria ticinese quella che rischia di finire a giudizio in Italia. L’accusa, come riporta il domenicale Il Caffè, è quella di aver trasportato, attraverso le dogane, una somma pari a 30 milioni, calcolati in media come 800 mila euro al giorno. Tra le 53 persone ci sono nomi noti della piazza finanziaria ticinese. Si parte da direttori, passando per alti funzionari delle principali banche di Lugano e Chiasso, arrivando a noti fiduciari. Tutti, seppur con responsabilità differenti, sono sotto accusa. Il materiale è nelle mani del giudice dell’udienza preliminare di Como, che per la fine del mese di marzo dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta del procuratore della Repubblica, Mariano Fadda. Uno che è considerato un “magistrato tosto”, che certo non si farà intimidire dagli oltre sessanta avvocati pronti a respingere ogni tipo di accusa. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Il giudice delle udienze preliminari Maria Luisa Lo Gatto ha convalidato le intercettazioni telefoniche, sostenendo che anche un cellulare svizzero può essere intercettabile se il traffico telefonico viene agganciato in una cella italiana. E, proprio grazie a queste telefonate intercettate, è stato possibile svelare il reato di evasione. Il trasporto di denaro avveniva grazie ai cosiddetti “spalloni” che, mandati su richiesta dei banchieri, avevano il dovere di ritirare il denaro. Per far sì che lo scambio avvenisse senza errori venivano utilizzate password, spesso legate al mondo delcalcio, del tipo: “Chi vincerà lo scudetto?” – risposta: “La Juventus”.Si attende ora la decisione del giudice dell’udienza preliminare.
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