
Una cinquantina di politici, tra cui il “ministro” della cultura Alain Berset, hanno incontrato oggi a Locarno i rappresentanti dell’industria cinematografica svizzera. Questi ultimi hanno chiesto che il 4% dei ricavi delle piattaforme di streaming sia utilizzato per finanziare la produzione elvetica.
Il 4% delle entrate da investire nella produzione di film svizzeri indipendenti
“Chiunque proponga film online in Svizzera e ne trae profitto dovrebbe essere obbligato a rispettare degli standard minimi. In particolare, dovrebbe investire il 4% delle entrate nella produzione di film svizzeri indipendenti, come già sono tenute a fare oggi le emittenti televisive”, ha detto ai vari deputati federali presenti il regista ginevrino Jacob Berger, co-presidente del Gruppo degli autori, registi e produttori di film (GARP). E questa norma dovrebbe applicarsi a tutti coloro che offrono film in Svizzera. “Senza eccezioni, nemmeno per Swisscom”, ha sottolineato Berger, citato in un comunicato stampa del GARP.
Il tema affrontato in Parlamento
In occasione della prossima sessione autunnale delle Camere, i parlamentari riprenderanno l’esame di un progetto di legge in tal senso del Consiglio federale. Esso prevede che le piattaforme di streaming e le reti TV straniere con finestre pubblicitarie in Svizzera debbano investire il 4% dei loro profitti realizzati nella Confederazione in film svizzeri indipendenti. Dopo il Consiglio nazionale, anche quello degli Stati ha approvato questo principio. Tuttavia, ci sono ancora divergenze tra le due Camere su come l’obbligo di investimento dovrebbe essere effettivamente strutturato. “Solo con l’obbligo d’investimento del 4%, le produzioni cinematografiche e audiovisive svizzere possono continuare ad esistere”, ha detto Jacob Berger, autore della serie “Unità di crisi” (2020) e, tra gli altri, del film “Un ebreo come esempio” (2016). “Non si tratta di una tassa o di un prelievo obbligatorio, ma di uno strumento economico per l’industria cinematografica svizzera”, ha sottolineato la produttrice cinematografica ginevrina Aline Schmid (”La ragazza e il ragno”, “Il silenzio su Fukushima”).
Dal Monte Verità una promessa d’aiuto ai precari
Durante il suo discorso il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli ha parlato del problema della precarietà nel settore della cultura. “Lavorando in settori diversi, i lavoratori non possono tutti essere accomunati alla stessa situazione: ci sono dipendenti di compagnie o individuali che lavorano a cachet, che dipendono da ingaggi con il pubblico o dal diritto d’autore. La pandemia ha messo in luce la precarietà di questi lavoratori. Il tema deve quindi essere riaffrontato”, ha dichiarato ai microfoni di Teleticino.
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