
Un gruppo di esperti indipendenti che raccolga dati e informazioni sulle dinamiche in atto nel mondo del lavoro, sulle sue ripercussioni a livello socioeconomico e che valuti l’efficacia dellamisure. Esperti che dovranno essere liberi di agire "senza imposizioni da parte dell’amministrazione o delle forze politiche e le conclusioni dovranno essere presentate pubblicamente e regolarmente". È quanto chiede di creare il deputato MPS Matteo Pronzini in una mozione presentata al Consiglio di Stato.
La proposta vuole essere una risposta al "gruppo di riflessione sul mondo del lavoro" che il ministro Christian Vitta intende creare a breve: "Fino al 2015 esisteva un Piattaforma interdipartimentale sul monitoraggio del mondo del lavoro che ha pubblicato diversi interessanti studi contenenti cifre e analisi" spiega Pronzini. "Ma il consigliere di Stato Christian Vitta, appena entrato in carica, ha deciso scioglierla. Da allora l’informazione si limita praticamente solo al commento mensile dei dati SECO da parte dell’IRE. In quattro anni di legislatura la piattaforma non è stata sostituita con nulla di simile, cioè un gruppo di esperti indipendenti che analizzavano il problema a partire da dati reali. Apprendiamo ora che lo stesso Christian Vitta ha intenzione di creare a breve “un gruppo di riflessione sul mondo del lavoro” sul modello del tavolo dell’economia. Attorno a quel tavolo il Dipartimento delle finanze e dell’economia aveva invitato i rappresentanti del mondo accademico, delle organizzazioni padronali e sindacali e della politica. Se riunendo queste persone si potessero risolvere i problemi del mondo del lavoro ticinese, saremmo il cantone come meno disoccupazione e povertà in Svizzera:invece è vero il contrario. Ci scuseranno i partecipanti, ma questi sono sempre e solo gli stessi nomi che vediamo in tutte le occasioni e in tutte le salse da anni ormai. Questi tavoli sembrano più l’occasione per confortarsi reciprocamente nel fatto di “rappresentare” qualcuno o qualcosa più che un luogo nel quale si affrontano proposte concrete per dare risposte efficaci ai problemi del mercato del lavoro".
"Essi" prosegue il deputato MPS, "rappresentano interessi particolari, ci forniscono la loro interpretazione della situazione, quasi mai un’immagine il più aderente possibile alla realtà. Quello che pensano i rappresentanti dei partiti lo sappiamo, visto che possono esprimersi in Gran Consiglio e sui media. Il prof Rico Maggi ha avuto più volte l’occasione di ripetere che i salari bassi sono un “vantaggio concorrenziale” per il Ticino e che la gente ha una “percezione” sbagliata delle disoccupazione (per altro nel famoso studio “Approfondimento della situazione del mercato del lavoro ticinese negli anni successivi all’introduzione dell’Accordo sulla Libera Circolazione delle Persone” i dati sulla disoccupazione ILO erano parzialmente errati). Quanto ai rappresentanti delle associazioni economiche, a cui i giornali dedicano ampissimo spazio, non sembrano molto ferrati con le cifre: 1'000 non è il numero di disoccupati ricollocabili in assistenza, ma quello di occupati con un salario talmente basso da dover comunque ricorrere all’assistenza per sopravvivere1. Chi afferma senza vergogna che “per i redditi più bassi esiste l’aiuto sociale” non è sicuramente interessato a misure per ridurre il tasso di povertà e rischio di povertà, che in Ticino sono i più alti della Svizzera".
"Se si vuole davvero affrontare un problema" conclude Pronzini, "la prima cosa da fare – e lo abbiamo già ripetuto più volte – è conoscerlo a fondo. Se i soliti noti vogliono “riflettere” attorno a un tavolo lo facciano, ma quel che manca davvero in Ticino è un gruppo di esperti che raccolga e analizzi i dati reali sul mondo del lavoro e che vada a indagare anche nelle zone di ombra, perché ce ne sono parecchie".
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