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Ticino
“Ci sono entrati in casa alle tre di notte”
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Foto CdT/ Chiara Zocchetti
Filippo Suessli
6 anni fa
Il dipendente di un comune ticinese è indagato nell’inchiesta italo-svizzera contro la ndrangheta. L’abitazione perquisita nella notte, parla la moglie: “Hanno rovesciato anche l’olio di giù”

Alle tre di questa notte in un appartamento del Luganese gli inquilini sono stati svegliati improvvisamente. “Qualcuno sbatteva la porta e gridava incendio”, ci racconta la donna che vive in quella casa, ancora visibilmente scossa. Ma non c’è nessun incendio, alla porta ci sono gli agenti della Fedpol, stanno cercando suo marito. Il nome dell’uomo, dipendente di un comune della regione, figura infatti tra gli indagati della maxi operazione “Imponimento”. L’indagine italo-svizzera ha aperto le porte del carcere per 75 persone sospettate di associazione mafiosa, traffico di stupefancenti e denaro falso.

La perquisizione

“Ci hanno ammanettati tutti, anche mio figlio”, racconta la donna. “Prima è entrato il cane (antidroga, ndr), poi ci hanno messo la casa sotto sopra”. Dalla casa gli agenti hanno portato via cellulari e computer. “Hanno preso telefoni vecchi che neanche usavamo più e i computer mio marito non li tocca, li ha usati mio figlio per le lezioni a distanza”. La donna, ci racconta che non è potuta andare al lavoro e dovrà mettere in ordine la casa: “In cantina hanno rovesciato l’olio che abbiamo portato da giù, è un peccato, cosa volevano trovare nelle latte d’olio?”. Alla famiglia anche nel comune d’origine, in Calabria, la Guardia di Finanza ha perquisito l’abitazione nelle stesse ore in cui si svolgeva l’operazione in Ticino: “Noi giù ci andiamo in vacanza, d’estate e a Natale”.

“Viviamo qui da trent’anni”

La donna giura che né lei né il marito sono mai stati coinvolti in attività criminali. “Non abbiamo mai avuto a che fare con queste cose. Sono trent’anni che vivo qui, ora mi vergogno con i vicini”. Non sono ancora chiare le ipotesi di reato nei confronti dell’uomo, che in queste ore sta rispondendo agli inquirenti della Confederazione, ma a legarlo all’inchiesta italo-svizzera potrebbe essere un parente, imprenditore del Canton Argovia finito anch’egli nell’elenco degli indagati, 158 in tutto. Il parente, a sua volta, è legato con un altro cittadino argoviese che, in vacanza in Calabria, è stato arrestato questa mattina dalle autorità italiane. L’indagato ticinese negli scorsi giorni era stato proprio in Svizzera interna ed era passato a trovare il parente.

“È giusto controllare, ma...”

“È giusto che facciano i loro controlli, ma non sono d’accordo che mi si rovini tutto. Non è giusto come ci hanno trattati, come animali. Mi hanno tolto le manette solo quando ho chiesto di potermi vestire, ero in pigiama. Un’agente donna mi ha scortata in bagno”, conclude la donna, non senza ribadire l’estraneità della sua famiglia a qualunque attività mafiosa. “Secondo lei se avessi avuto i soldi non andavo a comperarmi una casa come tutti? Invece viviamo in affitto”.

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