
"Sussidi per tetti in piode: credito già esaurito?" chiedeva nel maggio scorso al Governo il deputato leghista Fabio Badasci, tramite un'interrogazione parlamentare (vedi articolo correlato).
Badasci citava due casi recenti di riattazioni di rustici i cui proprietari, pur avendo ricevuto l'approvazione della domanda di sussidio, non hanno poi ottenuto alcun pagamento, nonostante avessero "effettuato il tetto in piode a regola d'arte con pendenze e materiale consentito."
Questo perché, spiegava Badasci, "non viene valutato solo il tetto ma praticamente anche il colore della carta da cucina usata all'interno", "un atteggiamento che mette in seria difficoltà chi con sacrifici non indifferenti decide comunque di investire cifre considerevoli nel nostro patrimonio culturale per poi rimanere scoperti anche in banca con promesse di finanziamento messe in dubbio e ritardate."
Badasci chiedeva quindi al Governo se il credito quadriennale fosse già esaurito o, se non fosse il caso, cosa ne pensasse dell'atteggiamento restrittivo degli organi di verifica.
No, il credito non è esaurito, gli risponde ora il Consiglio di Stato, spiegando che le modalità di assegnazione dei sussidi avvengono sulla base di una direttiva del Dipartimento del territorio del 2012 che prevede che il pagamento venga effettuato solo a lavori terminati, una volta verificata la conformità di quanto eseguito con la licenza edilizia.
"Nei rari casi in cui sono riscontrate difformità rispetto al progetto approvato, la Sezione dello sviluppo territoriale non procede con il versamento del sussidio, se non dopo le opportune verifiche ed eventuali provvedimenti, decisi d'intesa con i comuni" precisa il Governo.
Secondo il Consiglio di Stato non è giusto valutare unicamente la corretta edificazione del tetto quale criterio per il versamento del sussidio, visto che il tetto fa parte di un insieme, l'edificio, che se ristrutturato conformemente alle norme in vigore concorre a valorizzare il paesaggio.
Tale prassi, nell'ambito della quale sono già state formulate circa 140 promesse di finanziamento, è quindi ritenuta corretta dal Consiglio di Stato.
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