
Scontro di opinioni tra Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP) e Gruppo Lupo Svizzera. In una nota giunta oggi da parte dell’Associazione, vengono contestati i dati forniti dal gruppo di protezione dei lupi.
Questione di numeri
Il punto principale messo in causa dall’APTdaiGP è l’affermazione del Gruppo Lupo Svizzera, secondo cui “il 98% degli animali da reddito uccisi dai lupi in Ticino era privo di protezione del gregge”. Affermazione falsa secondo la controparte, che evidenzia come “nel 34% dei casi gli animali erano "non adeguatamente protetti" (definizione Ufficio caccia e pesca). Significa che gli allevatori avevano cercato di proteggere i propri animali ma che, nonostante ciò, il lupo era riuscito ugualmente a predare o a fare strage”. “Soltanto nel 9% dei casi segnalati quest'anno - prosegue l’Associazione nella nota - gli animali sono stati definiti come "non protetti". Significa che in questi casi, secondo le valutazioni dell’UCP e della Consulenza agricola, l’allevatore avrebbe potuto/dovuto proteggere meglio gli animali”. Viene inoltre ricordato come il 70% degli alpeggi ticinesi sia definito come “non proteggibile” dallo studio pilota di Agridea, finanziato dalla Confederazione e dal Cantone.
“Ignoranza da parte del Gruppo Lupo Svizzera”
Altro punto toccato dall’APTdaiGP è l’affermazione del Gruppo di protezione dei lupi, secondo cui “il rifiuto di proteggere le mandrie è scandaloso e viene usato impropriamente per esercitare pressioni sulle decisioni politiche in sospeso”. “È evidente che per il Gruppo Lupo Svizzera il concetto di "non proteggibilità" rimane attivamente o passivamente sconosciuto”, accusa l’APTdaiGP. “Questa ignoranza non ha impedito loro di formulare intollerabili processi alle intenzioni. Questa è un’affermazione grave e assolutamente inaccettabile verso le vere vittime delle predazioni”, siccome “il lupo è riuscito ad entrare all’interno di recinzioni elettrificate realizzate a regola d’arte”.

