
Il processo per la morte di Matteo Cantoreggi è ripreso questa mattina alle 9, con l’arringa difensiva. L’avvocato Letizia Vezzoni al termine del suo intervento ha chiesto che cadano le accuse di assassinio e omicidio intenzionale, non quella di omicidio colposo per omissione.
Riconosciuta la negligenza dell’imputato, secondo la legale non ci sono gli elementi per giustificare le accuse più gravi: “Non voleva mostrare la sua forza a Matteo Cantoreggi, non voleva dargli una lezione. Certamente agì con violenza, un’estrema violenza, in risposta all’atteggiamento molesto e manesco che la vittima aveva quando beveva.”
E quel 17 dicembre 2019, Matteo Cantoreggi aveva bevuto, insieme all’imputato, e aveva tentato di colpire il co-imputato, un 43enne deceduto nell’aprile del 2020, nel corso dell’inchiesta.
“L’imputato - ha continuato l’avvocato difensore – non era consapevole che avrebbe potuto cagionare la morte di Matteo Cantoreggi. Anche perché i due erano già venuti alle mani nei giorni precedenti. E nella prima di queste occasioni, la vittima era stata trascinata in corridoio con il naso sanguinante”. Una scena simile a quanto accaduto quella sera alla Pensione la Santa. Una volta che aveva capito la gravità della situazione, quando ormai non c’era più nulla da fare, aveva tentato di rianimare Cantoreggi.
Per la difesa, la tragedia va guardata attraverso le lenti di una situazione di estremo degrado, di consumo di sostanze. Una situazione tragica e assurda che portò alla morte di un uomo.
La procuratrice pubblica Valentina Tuoni ieri ha chiesto una pena detentiva di 17 anni per il reato di assassinio, in via subordinata di 12 anni per omicidio intenzionale a cui si aggiunge l’espulsione dalla Svizzera per 15 anni. Misura quest’ultima contestata dalla difesa. La sentenza della Corte delle Assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, è attesa per le 17.
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