
Si è chiusa la raccolta delle firme per la petizione, lanciata da Andrea Genola lo scorso 12 dicembre, che chiede l’abrogazione della legge LIA.
Stando al promotore, la petizione "lanciata da un singolo artigiano, solo tramite alcuni mail e al passaparola, ha raccolto in soli due mesi e mezzo l'importante cifra di circa 4'000 firme".
Genola ha colto l’occasione per fare un resoconto dei risultati ottenuti dalla LIA nei primi sei mesi dalla sua entrata in vigore. Sottolineando che "l'introduzione della legge LIA è stata rinviata di due mesi su richiesta della Regione Lombardia", Genola rimarca come la legge LIA sia stata "criticata dal Consiglio di Stato del Canton Grigioni, ha raccolto critiche dalle camere di commercio della Svizzera centrale e da quella ticinese e ha suscitato le proteste dello Stato italiano".
"La LIA ha totalizzato almeno sette ricorsi al tribunale amministrativo cantonale: tre inoltrati dalla commissione della concorrenza COMCO e cinque da privati". Secondo il promotore della petizione, il 90% dei controlli LIA avrebbero dimostrato che "le irregolarità sono la mancata iscrizione all'albo LIA che riguarda per il 73% ditte svizzere e questo nonostante si sia sempre dichiarato che erano proprio le aziende a volere questo albo".
Per l'artigiano inoltre si porrebbe un ulteriore problema poiché le "aziende estere adesso sono facilmente reperibili dall'utenza ticinese su internet perché presenti nell'albo LIA".
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