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Ticino
"Chiudere le case anziani è stata una decisione durissima"
"Chiudere le case anziani è stata una decisione durissima"
"Chiudere le case anziani è stata una decisione durissima"
Redazione
6 anni fa
Il dottor Giorgio Merlani parla della scelta di isolare le case di riposo e i timori che questa ha comportato

A margine della conferenza stampa del Cantone, Teleticino ha intervistato il medico cantonale Giorgio Merlani, che ha parlato della situazione nelle case per anziani e della difficoltà di decretarne la chiusura il 6 marzo, tagliando i contatti con l'esterno di molti residenti.

Dottor Merlani, considerando l'elevato numero di decessi, si potrebbe pensare che non avete agito per tempo?Secondo l’OMS in Europa la metà dei decessi è nelle case per anziani, anche nel resto della Svizzera il dato è quello, in Ticino il 45%. Perché? Innanzitutto, perché le case per anziani sono luoghi dove i pazienti vivono e hanno interazioni con gli altri residenti, inoltre perché circa la metà dei degenti presenta deficit cognitivi: se e quando il virus entra nella struttura si diffonde rapidamente. Inoltre l'età media è sopra gli 85 anni, spesso con uno o più problemi di salute. Sono i più fragili dei fragili. Tuttavia, sapendo questo, appena il virus è arrivato ci si è coordinati subito efficacemente con le case anziani e i direttori sanitari di casa anziani, il dottor Tanzi si è offerto per coordinare tutto questo lavoro usando le sue competenze, cercando di gestire al meglio la questione. Non credo che siamo stati colti impreparati, ma purtroppo sapevamo che le case anziani sono un punto particolarmente vulnerabile.

Ci sono alcune case anziani che state monitorando in particolare. Per quale motivo? C’è qualcosa che non ha funzionato?È importante dire che tutte le case sono monitorizzate, in primis dalle case stesse. Le case si occupano dei loro residenti e verificano giornalmente lo stato di salute. In più abbiamo aggiunto un “diario” di bordo, dove ogni casa monitorizza ogni singolo residente: se ha sintomi, quando ha sintomi, se è stato fatto il tempone, qual è il risultato, ecc. Questi risultati ci vengono mandati ogni due/tre giorni in modo da permetterci di seguire dall’esterno. Su 68 case, 39 non hanno avuto neanche un caso. La stragrande maggioranza delle altre ha avuto una piccola diffusione controllata. In 5 casi abbiamo l’impressione che la situazione non sia sotto-controllo e in due stiamo intervenendo in modo più preciso e vedremo come andrà l’evoluzione.

Ma di che generi di problemi si è trattato?Non vado nel dettaglio ma diciamo che, nell'ambito dell’attività/reattività di gestione dei focolai, abbiamo dei dubbi se si siano accorti per tempo e se abbiano messo in atto tutto quello che potevano mettere in atto. Non vuol dire ci sia già un giudizio, dico solo che la diffusione, la quantità e la tempistica ci ha evocato qualche sospetto, per cui stiamo indagando. Se ci sono stati errori ci saranno eventualmente delle sanzioni.Quindi sono cinque le case anziani in cui ci sono ancora casi positivi?No, sono più di cinque, ma cinque sono le case in cui abbiamo visto ancora casi recenti, quindi la situazione non è del tutto sotto controllo. Ricordiamo che in effetti la stragrande maggioranza del virus è entrato nella fase iniziale, prima che le case fossero completamente chiuse, con più scambi con chi veniva da fuori. Infatti abbiamo notato che nei 14 giorni dopo la chiusura molti casi sono comparsi, a volte si sono diffusi ma spesso poi sono scomparsi.Immaginiamo che questo abbia pesato su tutti gli ospiti e sul personale, senza avere certezze su quando poi si potrà riaprire.Colgo l’occasione per sottolineare il fatto che la chiusura è stata una decisione molto difficile da prendere, che ha avuto un impatto sui residenti. Lei si immagini: metà dei residenti hanno problemi cognitivi, l’unico o più importante appuntamento è con i loro cari quando vengono a trovarli. Non solo non li vedono più ma magari non capiscono neanche perché non li vedono più e questo è difficile da accettare, anche per chi ha dovuto scrivere la direttiva e imporre la decisione, per le famiglie ma anche per chi ci lavora, dato che questo aumenta la responsabilità relazionale e lavorativa in un periodo particolarmente difficile. Non voglio essere retorico ma abbiamo parlato molto dello sforzo degli infermieri e medici in cure intense, ma si è un po’ dimenticato il ruolo del personale delle case per anziani. E mi spiace che si parli più di chi ha sbagliato, su quasi 6'000 persone che hanno lavorato con profondo impegno e dedizione.Sappiamo che con i "se" e con i "ma" non si scrive la storia, ma se potesse tornare indietro nel tempo cambierebbe qualcosa delle sue decisioni?Quando ho preso la decisione di chiudere, il 6 marzo, ho avuto dei dubbi enormi che questo avrebbe creato dei problemi e dato adito a delle rimostranze, e abbiamo visto invece che non solo non ha avuto molte opposizioni, ma addirittura ci si aspettava quasi di più. Col senno di poi, se avessimo chiuso le case anziani il 25 febbraio avremmo fatto qualcosa di più. È difficile da dire, dopo, però si immagini di prendere una decisione di questo tipo in quel momento: il primo caso in casa anziani è stato il 5 marzo e il 6 marzo abbiamo agito. Agire prima del primo caso in casa anziani, vietando alla gente di entrare in casa anziani, adesso sembra qualcosa di sacrosanto ma al momento era impensabile.

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