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Ticino
CHIT: Martignoni dice la sua
Redazione
15 anni fa
L’ex capo della Logistica Massimo Martignoni dà la sua versione dei fatti. E non esclude il ricorso

Settimana scorsa, in seguito all’inchiesta sul caso CHIT (per saperne di più clicca qui), il Consiglio di Stato ha rimosso il capo della Logistica (SL) Massimo Martignoni. E oggi lo stesso Martignoni, con un lungo comunicato stampa, dice la sua. E non esclude il ricorso contro la decisione del Governo. “A seguito della conferenza stampa del 1. febbraio 2012, tenuta dalla direzione del Dipartimento delle finanze e dell’economia, con la quale è stato annunciato il mio trasferimento ad altra funzione - premette Martignoni - i media ticinesi, per il vero anche alcuni parlamentari, si sono scatenati pubblicando una serie di articoli ove speculazioni, congetture ed informazioni non confermate si sono purtroppo confuse con quella che è la realtà oggettiva e dimostrata dei fatti. Il risultato che ne è sortito è purtroppo stato, negli effetti anche se forse non negli intendimenti, una campagna denigratoria nei miei confronti. In modo più o meno velato si è così messa in dubbio la mia capacità di condurre la Sezione della logistica, e quello che è peggio, persino la mia onestà. A tutela della mia immagine mi vedo quindi costretto a diramare il presente comunicato stampa, il quale permetterà di rinquadrare, sia i fatti riportati, sia i motivi alla base della decisione governativa, alla realtà”.Questi, secondo l’ex capo della Logistica, i fatti. “Neppure il caso CHIT SA ha permesso di determinare in capo ai funzionari incaricati di seguire i cantieri in questione il compimento di illeciti. “Se da un lato sono state accertate delle disfunzioni formali, dall’altro lato “non vi sono prove che inducano a pensare a delle scorrettezze gravi, quali ad esempio una palese e/o sistematica preferenza dell’attribuzione di lavori alla ditta CHIT SA.”“Va inoltre detto che, per ammissione del medesimo rapporto di cui sopra, le citate disfunzioni formali rispondevano ad esigenze d’operatività della sezione, il che era comunque stato valutato positivamente (sintesi del rapporto, pag. 4 e rapporto pag. 20)”. “In questo senso non deve nemmeno essere demonizzata a tutti i costi la frammentazione dei mandati; le cui cause sono molteplici. In particolare per quanto concerne le opere di manutenzione e di riparazione, talvolta urgenti, non sempre è possibile prevedere ogni posizione preventivamente, come non sempre è possibile calcolare preventivamente con esattezza la spesa necessaria. Capita quindi che a una ditta che ha ricevuto un mandato diretto per un intervento, si è costretti a conferirne un altro, sia perché vi è stato un superamento non preventivabile dei costi, sia perché si è resa necessaria un’opera supplementare non prevedibile. Ovvie questioni di razionalizzazione dell’operato rendono improponibile che si cambi l’impresa in corso d’opera o che si interrompano i lavori in attesa di una formale decisione”. “Nelle conclusioni dei rapporti del Controllo cantonale delle finanze (2 settembre 2011 e 7 luglio 2011) si legge che il CCF ritiene che i mandati siano stati attribuiti in generale in conformità alle normative vigenti. Solo in alcuni casi i mandati risultano frazionati e ciò potrebbe comportare una non conformità con gli art.li 6 e 13 LCPubb. In tali casi la procedura avrebbe dovuto seguire una modalità diversa (es concorso a invito) oppure richiedere un’approvazione da parte del livello gerarchico superiore (Capo Area o Caposezione). I menzionati rapporti non analizzano per contro nel dettaglio le ragioni che hanno portato alla deroga prevista dalla LCPubb per l’attribuzione dei mandati diretti”. Sul funzionamento della Logistica Martignoni aggiunge che “il rapporto d’inchiesta non cita quali, e soprattutto quanti, sarebbero i casi di mandati diretti “discutibili”, dal profilo formale ma “orientati verso l’operatività della sezione” (sintesi del rapporto, pag. 4 e rapporto pag. 20). Per relativizzare, o meglio contestualizzare la situazione

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