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Ticino
"Chiesti i documenti solo alle persone di colore"
"Chiesti i documenti solo alle persone di colore"
"Chiesti i documenti solo alle persone di colore"
Redazione
10 anni fa
Secondo Amnesty International la situazione dei migranti tra Como e Chiasso non è affatto migliorata, anzi

In due occasioni, a inizio agosto e inizio novembre, Amnesty International aveva bacchettato le autorità elvetiche per i respingimenti effettuati al confine (vedi aticoli suggeriti). E oggi, nello stesso giorno in cui alcune personalità del cantone presentano una petizione a favore dei migranti, l'esperta di diritti umani di Amnesty International Denise Graf torna a bacchettare la Svizzera e le Guardie di confine con una lettera inviata al Corriere del Ticino.

"Durante quest’anno sono stata diverse volte in visita a Como e Chiasso in qualità di rappresentante di Amnesty International. La mia ultima visita risale al fine settimana del 2 e 3 dicembre. Ho constatato che la situazione non è assolutamente cambiata per quanto riguarda la prassi del corpo svizzero delle Guardie di confine" scrive Graf.

"Rispetto a questa estate i profughi non sono più visibili nel parco alla stazione di Como San Giovanni oppure alla stazione stessa: attualmente sono ben nascosti nel cortile di una chiesa, a sua volta nascosta in un vicolo del centro della città. A Como, l’accesso al treno per la Svizzera è reso impossibile alle persone di colore. Abbiamo constatato la presenza di Carabinieri e della Polizia di frontiera e i profughi si tenevano a distanza - lamenta Graf - Al confine svizzero invece le Guardie di confine continuano il 'profilaggio' etnico in tutta la zona della stazione e lungo il binario dove arrivano i treni locali provenienti dall’Italia: i documenti vengono chiesti solamente a persone di colore e con tratti nord-africani o slavi".

Al valico di Ponte Chiasso i profughi respinti sono "lasciati nella natura, anche tardi nella notte, sia nei momenti in cui il centro di accoglienza a Como è aperto, sia quando questo è già chiuso. Sono lasciati senza sapere dove andare. Abbiamo incontrato persone completamente disorientate che piangevano poiché non sapevano cosa fare nella fredda notte".

"Fortunatamente, ci sono i volontari - prosegue Denise Graf - Per quel che riguarda i minorenni non accompagnati, non possiamo condividere l’opinione espressa dal comandante Mauro Antonini, che sostiene che basterebbe pronunciare la parola "asilo" per esser indirizzato al centro di accoglienza della SEM di Chiasso. Sfortunatamente, siamo sempre e ancora a conoscenza di casi di minori che si presentano al confine chiedendo asilo e vengono respinti in Italia".

Per Amnesty, quindi, gli agenti del corpo delle Guardie di confine continuerebbero "a fare i loro colloqui senza far ricorso a un interprete, a non informare i richiedenti respinti, a non dare loro una decisione formale, a non tener conto dei bisogni particolari dei minori non accompagnati, a non farli assistere di una persona di fiducia".

"Le autorità svizzere continuano a non fare nulla affinché questi minorenni possano raggiungere il più presto possibile i loro familiari in Germania o altrove, benché sappiano che le autorità italiane non hanno ancora sviluppato una procedura facilitata per un adeguato ricollocamento per minori non accompagnati", conclude Graf.

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