
C’è ancora una - flebile - speranza per Mark e per la sua famiglia, rimpatriati ieri pomeriggio in Ucraina. Come confermatoci dalla sua legale, l’avvocato Immacolata Rezzonico, Comitato dei diritti dell'infanzia esaminerà il ricorso presentato contro la decisione di rinvio e ha inviato una richiesta di chiarimenti alla Svizzera. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha ora 6 mesi di tempo per far pervenire le sue osservazioni sul caso. Il Comitato, chiamato in causa in quanto Mark era minorenne al momento dell'arrivo in Ticino, non ha però potuto pronunciarsi sull’effetto sospensivo visto che il rimpatrio è già stato eseguito.
La decisione finale del Comitato non è vincolante, come lo sarebbe ad esempio una sentenza della Corte dei diritti dell'uomo. È però una raccomandazione che di solito i Paesi che hanno ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo (quindi anche la Svizzera) rispettano.
“Ho sentito Mark che mi ha spiegato nel dettaglio come è avvenuto il rimpatrio, chi c’era ad accoglierli a Kiev e come potranno continuare a rimanere in Ucraina in attesa della decisione della Commissione”, ha confermato la legale. La strategia sulla quale punterà, ci conferma, è quella di far leva sul diritto allo studio del ragazzo.
Il giovane studente della CSIA, lo ricordiamo, era stato prelevato ieri mattina dal carcere della Farera e trasferito a Zurigo, da dove era stato rinviato insieme ai genitori. La famiglia aveva subito un rinvio forzato e nella giornata di ieri si sono tenuti dei presidi di protesta a Lugano e a Bellinzona.
"Sono felice e commosso da questa mobilitazione ma ho paura che tra pochi giorni tutto sarà dimenticato e che qui in Ucraina mi possa succedere qualcosa di grave", è l'appello di Mark, affidato all'avvocato Rezzonico.
La sentenza del Tribunale amministrativo federale
La famiglia di Mark - si evince dalla sentenza del Tribunale amministrativo federale (TAF), che aveva legiferato sul suo caso lo scorso 12 aprile - era entrata in Svizzera nel 2015 e nel corso dell'audizione sulle generalità il padre aveva sostenuto che il motivo principale di fuga sarebbero stati vari episodi di violenza e minacce contro il figlio da parte di diversi ragazzi che frequentavano la sua scuola. A seguito di uno di questi episodi, dove il figlio sarebbe stato picchiato da un ragazzo, l'interessato avrebbe denunciato quest'ultimo e si sarebbe rivolto sia più volte all'amministrazione della scuola che a quella del rione cittadino, ottenendo però soltanto delle minacce dai genitori dei ragazzi coinvolti ed anche da parte delle autorità locali.
Quale ulteriore motivo d'espatrio, il padre aveva asserito che come Testimoni di Geova, essi sarebbero stati minacciati verbalmente da dei passanti oppure da persone sconosciute all'entrata di abitazioni, mentre ottemperavano al loro dovere di predicare. Tali minacce sarebbero state denunciate più volte alle autorità e le inchieste sarebbero tutt'ora in corso. I ricorrenti hanno inoltre ribadito che le attività dei Testimoni di Geova in Russia sarebbero tutt'ora ritenute illegali e diverse fonti riporterebbero che la loro libertà religiosa sarebbe minacciata anche nelle regioni dell'Ucraina orientale ed nella loro città d’origine.
Sia la SEM che i giudici sangallesi hanno tuttavia dato loro torto. In particolare, il TAF ha stabilito che, per quanto riguarda la dichiarazione d'illegalità delle attività dei Testimoni in Russia, ciò “non risulta rilevante in quanto non è il paese di provenienza degli insorgenti”. Risulta dunque “improbabile che i ricorrenti subiscano delle discriminazioni per il loro credo e per le loro attività religiose” e che, di regola, “i Testimoni di Geova non possano professare liberamente la loro fede o che le loro attività religiose vengano ostruite dalle autorità ucraine o da terze persone”. In sostanza, i ricorrenti disporrebbero "di un'alternativa di protezione interna al loro Paese d'origine, senza che essi si ritrovino in una situazione di pericolo esistenziale". Lo stesso vale per i gravi episodi di bullismo di cui era stato vittima il giovane Mark.
Il legale della famiglia, asserisce invece, che la vita di Mark é seriamente in pericolo, per le minacce subite, oltre che per il fatto di essere ormai maggiorenne e quindi reclutabile per il servizio militare. Inoltre fa presente che la città di Mark é sotto bombardamenti continui e vive una situazione di violenza generalizzata.
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