
È un abile affabulatore il sessantaseienne a processo a Lugano per truffa per mestiere e falsità in documenti. Grazie alla sua capacità di convincimento e al suo charme, oltre che a centinaia e centinaia di documenti falsi, è riuscito a ingannare tre navigati imprenditori del Mendrisiotto. Tra il 2007 e il 2017 questi gli hanno versato quasi 13 milioni di franchi, convinti che fosse realmente il figlio del terzogenito dell’ultimo imperatore di Etiopia Hailé Selassie e che avesse diritto a buona parte dei fondi restati in Germania e Stati Uniti alla caduta dell’impero. Per questo la procuratrice pubblica Chiara Borelli ha chiesto una condanna a 7 anni per truffa per mestiere e falsità in documenti.
Ingannati degli imprenditori navigati
“Ha ingannato tre uomini maturi e professionisti capaci”, ha detto la procuratrice pubblica nel ripercorrere una vicenda lunga vent’anni. Già nel 1997, infatti, l’uomo è riuscito a entrare nella cerchia di conoscenze di uno degli imprenditori, iniziando a stringere con lui un rapporto sempre più stretto e convincendolo abilmente che incassi miliardari erano in vista: si parla di almeno il 10% di depositi in titoli per circa 450 miliardi di dollari. La prima vittima ticinese arrivò a destinare un piano della sua fiduciaria e l’impegno di alcuni dipendenti al dossier del sedicente nobile etiope. Questo nonostante quell’uomo, inizialmente, portava un cognome italiano, dovuto (spiegò) a un’adozione resasi necessaria per lasciare l’Etiopia. Il 66enne italiano raggirò nel tempo l’uomo con falsi documenti che riportavano le firme di cancellieri tedeschi, presidenti di banche nazionali, alti funzionari o importanti avvocati. Ma l’ha catturato nella sua tela anche coinvolgendolo nella ricostruzione dell’Etiopia, portandolo in viaggi nel paese africano e nominandolo suo Ras, capitano.
Vittime in Ticino e Italia
Grazie alla sua buona nomea, la prima vittima è stata usata per attrarre le altre due, anche loro importanti imprenditori ticinesi. Anche loro sono stati irretiti dal sedicente principe e si sono convinti che la storia fosse vera e che il pagamento miliardario tardava solamente per impedimenti legittimi, una volta causati da inchieste italiane, altre dalla crisi finanziaria che impediva alla Germania pagamenti di quell’entità. Una trama sempre più arricchita e complicata che i tre uomini hanno tenuto per loro, a causa di raccontati accordi di segretezza che, se violati, avrebbero compromesso tutto l’affare. Ma vittime l’uomo non ne ha fatte solo in Ticino: a Milano un imprenditore, ha raccontato Chiara Borelli, è convinto ancora oggi che tutta quella storia fosse vera, nonostante abbia dedicato la sua azienda ai finti progetti del principe e per questo abbia perso tutto.
Convinti che tutto fosse vero
I tre imprenditori ticinesi erano fermamente convinti che tutta quella storia fosse vera. La procuratrice pubblica ha raccontato di come uno di loro abbia scritto all’imputato iniziando con “Caro principe”. Nel messaggio l’imprenditore si offriva di inviare un avvocato a Berlino per riuscire finalmente, dopo un decennio e milioni di franchi versati, a sbloccare i fondi del falso nobile africano. Lo stesso imprenditore, dopo l’arresto del principe, dopo sei mesi d’inchiesta e dopo che il suo avvocato gli aveva spiegato chiaramente il castello di bugie, ancora ha affermato che il principe potrebbe essere stato vittima di un complotto. “Io volevo mettermi a piangere”, ha detto Chiara Borelli.
Salvati dai loro avvocati
L’interruzione dei versamenti e l’emersione del piano è giunto solo a fine 2017, quando gli avvocati delle vittime sono riusciti a convincerli che qualcosa non funzionava nella storia del sedicente principe. Solo a quel punto è stato smascherato il grande inganno. “È un castello menzognero dei più raffinati che io abbia potuto leggere”, ha detto Borelli, aggiungendo: “È una storia molto bella per chi la legge, una storia molto triste per chi l’ha subita”.
È davvero un principe?
“V’è tanta nebbia sulle sue origini”, ha detto Chiara Borelli. Esiste un solo atto ufficiale di nascita che riporta solo il nome del padre, un sardo. Quello che l’uomo sostiene essere il suo padre adottivo. Poi, su tutte le origini imperiali, invece, vi sono solo gli infiniti e sempre diversi racconti dell’uomo e trascrizioni in atti ottenute verosimilmente con l’inganno.

