
Da febbraio 2015 a gennaio 2016 il Ticino è rimasto con il fiato sospeso per la vicenda del piccolo Marwan, il bambino nato e cresciuto in Ticino portato in Egitto dal padre.
L’appello della sua ex moglie, Dijana M. si era trasformato addirittura in un "flashmob", tenutosi il 16 ottobre 2015 a Lugano. “Abbiamo organizzato l'evento, per sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità sul tema dei bambini che vengono portati via da uno dei genitori", aveva sostenuto Dijana. Per il rientro di Marwan si era mobilitato addirittura l’ex procuratore pubblico del Canton Ticino Dick Marty, che aveva personalmente scritto al padre, Hassan invitandolo a tornare per trovare una soluzione.
La vicenda si era infine conclusa nel gennaio del 2016, quando Hassan aveva deciso di rientrare in Ticino con il figlio, che in seguito era stato affidato alla madre.
A 7 mesi di distanza, abbiamo incontrato Hassan per ascoltare la sua versione dei fatti.
Lo incontriamo in un bar di Lugano in una calda mattinata di agosto, per noi un giorno libero ma per Hassan l’agenda è piena anche nei festivi: “Lavoro come tassista in proprio, così mi sono tolto dall’assistenza”, ci confida davanti a un cappuccino.
La storia non inizia con la “fuga” in Egitto, ma ha radici ben più lontane. Come tante, troppe storie simili in Ticino, la vicenda inizia con la fine di un matrimonio. Un figlio conteso, gli avvocati, i litigi.... Nel frattempo parte anche una procedura per ritirargli il passaporto svizzero: “La mia ex moglie sosteneva che lo avessi ottenuto dopo il matrimonio, ma non era così”.
Ci sono state anche delle accuse di violenza domestica, "ma da una testimonianza dello stesso Marwan era emerso che era stata Dijana ad alzare le mani per prima".
Uno scenario che purtroppo conosciamo, fatto di visite con il contagocce e continui screzi. “All’inizio potevo vedere Marwan 1 ora ogni 15 giorni, poi è diventata 1 ora e mezza, poi 6 ore e infine 1 weekend alternato”, ci dice Hassan.
Una piccola vittoria, che nel maggio del 2014 inizia ad assumere i toni di una sconfitta. Marwan sta male, ha un eczema che lo fa sanguinare e che dura da diversi mesi. “Potendolo vedere solo un weekend sì e l’altro no, mi sentivo impotente – confessa Hassan – Ogni volta che mio figlio passava il weekend da me, si risvegliava con le coperte piene di sangue”.
Il dialogo con l'ex moglie è difficile e Hassan decide di rivolgersi al giudice. “Volevo fare la mia parte, ma è difficile quando non c’è un dialogo con Dijana. Le scrivo ma non mi risponde quasi mai, come negli ultimi 3 anni di separazione”.
Il giudice impone a Dijana e Hassan di prendere appuntamento con uno specialista. La madre fa visitare Marwan da diversi medici "ma nessuno riesce a capire di che tipo di eczema si tratta, e Marwan non migliora".
La vicenda torna così nelle mani del giudice, che nomina un curatore. Ma ancora la madre non dà seguito alle richieste di Hassan di poter aiutare il figlio. “Alla visita con lo specialista ci vado con il curatore, ditemi voi che senso ha andarci senza il paziente”. Nel frattempo Marwan continua a star male, e l’unico sollievo paiono essere i pochi giorni di visita al padre.
Hassan si sente impotente, potendo vedere il figlio solo nel fine settimana non riesce a portarlo da un medico. Fino a quando, il 7 febbraio, non decide di partire per l’Egitto. “Siamo partiti per il Cairo, dove l’ho fatto vedere da uno specialista. Si tratta di una forma di eczema tipica del nord Africa – ci spiega – il medico ci ha prescritto una terapia che sarebbe durata qualche mese”. Vediamo le fotografie, e in effetti il corpo di Marwan è ricoperto da piaghe.
Durante la permanenza in Egitto, Marwan frequenta la scuola. Arabo, inglese, tedesco, matematica: “È il primo della classe”, ci confida un orgoglioso Hassan. Scorriamo le immagini di Marwan a scuola (“le lezioni erano in inglese. Lui non sapeva una parola di arabo ma l’ha imparato subito”) e con i suoi cugini, sembra felice e soprattutto in via di guarigione. L’eczema pian piano sparisce, ma intanto dal Ticino si moltiplicano gli appelli.
Finché Hassan decide volontariamente di tornare, in accordo con le autorità e con il procuratore pubblico Paolo Bordoli che si occupa del caso. Ma il ritorno a casa di Marwan non è il lieto fine che tutti si aspettano. Nonostante una lettera inviatagli dalla stessa Dijana nella quale lo ringrazia di aver capito "l'importanza di riportare a casa Marwan per la serenita di tutti", nei mesi successivi Hassan non riesce a vedere suo figlio, che viene affidato alla madre. Per Hassan inizia un calvario di battaglie legali. Vuole vederci chiaro e chiede una perizia psichiatrica per lui e Dijana, ma quest’ultima rifiuta di proseguirla.
Una perizia di uno psicologo, invece, rileva che per Marwan non vi fosse stato alcun trauma durante la sua permanenza in Egitto, anzi. “Era davvero felice, stava visibilmente meglio e al momento di tornare si era reso conto che appena rientrati in Ticino non ci saremmo più visti”.
“Sono quasi 8 mesi che non lo vedo”, ci confida Hassan, e intanto Marwan sta di nuovo male. Prendiamo visione di una lettera inviata dal pediatra che lo ha visitato al curatore, che riferisce ad Hassan le notizie del figlio. A Marwan è tornato l’eczema ed è emerso un problema respiratorio. Patologie che il padiatra sta monitorando, ma Hassan non riesce a stare tranquillo. Non per mancanza di fiducia nei medici, ma per un motivo molto più semplice: "Mi manca mio figlio".
Per Hassan, oggetto di un procedimento penale, è tutto molto più difficile. “Spero di riuscire a vedere Marwan, il 5 luglio è arrivata la decisione che mi autorizza a vederlo presso un centro di Mendrisio ma ancora non si è mosso nulla”.
L'appello, questa volta lo lancia lui. "Chiedo solo di poter vedere mio figlio". Un desiderio umano.
"Ho deciso di tornare dall'Egitto per il bene di Marwan, in modo che una volta guarito potesse crescere con un padre e una madre, come accadeva prima della partenza" - conclude - ma in questi mesi non si è mosso nulla, mi sento un po' abbandonato dalle istituzioni. Tutto quello che vorrei è poter crescere Marwan".
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