
Tra pochi giorni, tre per l'esattezza, sapremo quale sarà la nuova composizione del Parlamento ticinese. A partire dalla seduta costitutiva del Gran Consiglio del 2 maggio le deputate e i deputati potranno iniziare la loro legislatura.
Oltre al lavoro, spesso nell’ombra, in seno alle varie Commissioni, alle mozioni e alle iniziative parlamentari i granconsiglieri, vecchi e nuovi, potranno nuovamente attuare la loro funzione di controllo sul Governo con gli strumenti preposti: le interrogazioni e le interpellanze.
Scomode, succinte oppure articolate su più domande, interrogazioni e interpellanze devono vertere su un oggetto d'interesse pubblico e in passato si è molto discusso del loro uso più o meno ‘smodato’, tanto che in diverse occasioni il Consiglio di Stato ha dovuto richiamare all’ordine più di un deputato.
Spesso tali atti parlamentari possono rivelarsi molto pungenti, gettando ombre sull’operato di un Ufficio o di un’intera Divisione. Un compito talmente delicato da rendere necessaria l’introduzione dell’immunità parlamentare per i deputati. Lo scorso 21 gennaio il Gran Consiglio ha dovuto affrontare un altro tema scottante: decidere se mantenere o meno quella di Matteo Pronzini (MPS), denunciato per calunnia e diffamazione dal direttore dell'Associazione bellinzonese per l’assistenza e cura a domicilio (ABAD) per il contenuto di due sue interrogazioni.
Chi è il deputato più curioso?
Sul sito del Cantone è possibile reperire tutti gli atti parlamentari presentati dai deputati nelle ultime legislature (interrogazioni, interpellanze, mozioni e iniziative) con le relative risposte del Governo. Grazie a questa banca dati è possibile estrapolare una ‘classifica’ dei deputati più prolifici. Ovviamente abbiamo preso in considerazione solo interrogazioni e interpellanze, presentate a partire dalla seduta costitutiva della legislatura corrente del 18 maggio 2015 a oggi.
Il recordman tra i deputati, come facilmente intuibile, è il deputato Matteo Pronzini (MPS) con 165 tra interpellanze (52) e interrogazioni (114). In seconda posizione, ampiamente distaccato, troviamo il deputato leghista Massimiliano Robbiani (74 interrogazioni e 0 interpellanze), seguito dalla deputata ex leghista Patrizia Ramsauer (55, di cui solo 7 interrogazioni).
Seguono Raoul Ghisletta (PS, 48), Sara Beretta Piccoli (PPD, 46), Giorgio Fonio (PPD, 45), Massimiliano Ay (PC, 43), Franco Celio (PLR, 37), Matteo Quadranti (PLR, 33), Ivo Durisch (PS) e Tiziano Galeazzi (UDC, entrambi 32), Boris Bignasca (Lega, 29), Gina La Mantia (PS, 28), Nicola Pini (PLR, 26) e Germano Mattei (MontagnaViva) e Cleto Ferrari (ex Lega e ora UDC, entrambi 25).
Appena sotto le 20 interrogazioni e interpellanze troviamo Maurizio Agustoni (PPD, 19), Lorenzo Jelmini e Nadia Ghisolfi (PPD, entrambi 17), Lara Filippini (UDC) e Fiorenzo Dadò (PPD, entrambi 16) e Michela Delcò Petralli (Verdi) e Bruno Storni (PS, entrambi 15).
Da 5, anzi 4 minuti a svariate settimane
Interrogazioni e interpellanze, dicevamo, possono essere più o meno complesse. Ne consegue una grande disparità nei tempi di risposta. Fino a pochi mesi fa il ‘record’ di legislatura per la risposta più breve apparteneva ai due ‘recordmen’ del Parlamento: ai servizi competenti sono sono infatti stati necessari solo 5 minuti per rispondere a due interrogazioni di Massimiliano Robbiani - sul post di un dipendente del Gran consiglio e sul direttore del Centro di dialettologia - e una di Matteo Pronzini su una presunta ‘Rimborsopoli’ a livello comunale. Ebbene nel luglio scorso questo record è stato infranto dalla deputata PPD Sara Beretta Piccoli: il Consiglio di Stato ha impiegato solo 4 minuti per rispondere ai suoi quesiti sulla Compodino…
Ben più complessa l’interrogazione "Assistenza, assegni familiari integrativi e assegni familiari infanzia" presentata il 17 gennaio 2018 da Ivo Durisch, che ha richiesto ben 60 ore di lavoro per essere evaso. Un vero primato, infranto però dalle “svariate settimane lavorative” necessarie a rispondere a due interrogazioni e un’interpellanza di Pronzini sul presunto “sostegno del Consigliere di Stato Norman Gobbi all’esercito segreto P-26”. Per comodità, le risposte ai tre atti parlamentari sono state unite un unico documento da ben 24 pagine.
Inutile dire che le interrogazioni del deputato MPS sono state quelle che hanno maggiormente interessato i servizi cantonali. Alle suddette “svariate settimane” necessarie per rispondere ai quesiti sulla P-26 vanno aggiunte le circa 520 ore impiegate (poco più di 21 giorni) per evadere le altre 112 interrogazioni. A titolo di paragone, per rispondere alle 59 interrogazioni evase di Massimiliano Robbiani sono state necessarie ‘solo’ 186 ore di lavoro. Poco più di 7 giorni.
80 domande in due mesi
"80 domande da Pronzini: come facciamo a lavorare?", Questa, a grandi linee, era stata la piccata risposta del Governo - datata 24 febbraio 2017 - dopo che il deputato MPS aveva sottoposto la bellezza di 80 domande attraverso cinque distinti atti parlamentari in poco più di due mesi sull'operato del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS). Un quantitativo che non trova precedenti nella storia del Gran Consiglio ticinese e che ha esasperato il Consiglio di Stato, tanto da fargli chiaramente intendere che sarebbe “opportuno evitare di continuare a inoltrare interrogazioni improvvisate”, ricordandogli che “questa enorme quantità di domande non fa altro che rallentare il lavoro delle autorità”.
Quattro anni di attesa
Dal 18 maggio 2015 a oggi sono state presentate in totale 232 interpellanze (9 ancora inevase) e 820 interrogazioni, 124 delle quali non hanno ancora ottenuto una risposta (nel conteggio sono però incluse anche quelle presentate negli scorsi giorni, ndr). La Legge prevede un massimo di 60 giorni d’attesa per avere una risposta, ma in Ticino non è inusuale che ne servano molti di più: due anni fa il CdT aveva calcolato una media di 156 giorni, un dato su cui pesano alcune interrogazioni piuttosto datate rimaste senza una risposta.
La più vecchia - sempre considerando quelle presentate in questa legislatura - è indubbiamente quella del deputato PPD Lorenzo Jelmini, che il 17 settembre 2015 aveva chiesto informazioni sui rapporti fiscali tra Svizzera e Italia e sulla possibilità di consentire ai Cantoni di prelevare sulle imposte dei frontalieri l’80% in luogo del 70% prospettato a suo tempo. A oggi non ha ottenuto risposta. “Sono dispiaciuto di non aver ricevuto una risposta su un tema così importante”, ha commentato.
Per quanto riguarda le interpellanze, il Governo è tenuto a rispondere nella seguente seduta di Gran Consiglio se essa viene presentata al più tardi 10 giorni prima delle seduta stessa. Di norma il Consiglio di Stato tende a rispondere al più tardi in quella successiva. La più datata, infine, è l'interpellanza "Rassegnazione o clausola di salvaguardia" presentata il 22 settembre 2016 dal deputato PLR Andrea Giudici.
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Per saperne di più:
InterrogazioneDomanda formulata per iscritto da uno o più deputati, rivolta al Consiglio di Stato, su un oggetto d’interesse pubblico generale, che deve essere indicato nel testo.Il Consiglio di Stato risponde all’interrogazione per iscritto entro 60 giorni. La risposta scritta è inviata in copia a tutti i deputati.
InterpellanzaDomanda formulata per iscritto da uno o più deputati, rivolta al Consiglio di Stato, su un oggetto d’interesse pubblico generale, che deve essere indicato nel testo.Il Consiglio di Stato risponde pubblicamente; l’interpellante si dichiara soddisfatto o non soddisfatto.
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