
Chiasso, da settimane, è il centro della Svizzera: i problemi legati all’aumento della pressione migratoria fanno regolarmente i titoli della stampa ticinese e non solo. Per vedere di persona la situazione, lunedì giungerà in visita nella cittadina di confine la direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia, Elisabeth Baume-Schneider. "Non succede tutti i giorni che a Chiasso arrivi una consigliera federale", commenta ai nostri microfoni il sindaco, Bruno Arrigoni, che dalla ministra si aspetta "qualche proposta concreta".
Visita "segno che la problematica è conosciuta a Berna"
Il capo dell'Esecutivo riconosce che l'attenzione politica e mediatica sta mettendo Chiasso sotto i riflettori. "È vero che siamo ancora in campagna elettorale - precisa - però tutta la politica ne parla. Questo può essere positivo, ma bisogna pure capire come se ne parli. Il fatto che arrivi la consigliera federale è segno che la problematica è conosciuta anche a Berna".
"Fastidio, più che insicurezza"
Baume-Schneider incontrerà i sindaci di Chiasso, Balerna e Novazzano, oltre ai consiglieri di Stato Norman Gobbi e Raffaele De Rosa. Da settimane il Municipio di Chiasso lamenta problemi di criminalità sul territorio legati ai migranti, con numerosi interventi di polizia. Bruno Arrigoni non vuole tuttavia dipingere uno scenario catastrofico. "Non vogliamo l'esercito al confine", commenta, rispondendo così a una proposta formulata dal consigliere nazionale Piero Marchesi (Udc). "Più che insicura, la popolazione si sente infastidita: soprattutto il pomeriggio, ci sono episodi che possono andare dal furto di un iPhone a non pagamento di merce nei negozi. Questi fatti creano fastidio. Gli autori sono una minoranza, ma l'immagine negativa si estende così anche a chi si comporta in modo civile".
Critiche anche al Cantone
Bruno Arrigoni ne è consapevole: un centro di registrazione deve essere situato giocoforza sul confine. Il sindaco è però convinto che si possa ricollocare maggiormente parte dei migranti che ora risiedono a Chiasso. Gli chiediamo se ritenga che il Cantone, a questo proposito, abbia fatto la sua parte. "Sni", risponde, sorridendo. "Negli ultimi mesi, non abbiamo visto ripartizione sul territorio. Il Comune cerca di impiegare i migranti in opere di pubblica utilità, ma possiamo mettere al lavoro una ventina di persone al massimo. Su 600 migranti presenti in zona, si tratta davvero di una minima parte. Se ce ne fossero però 2-300, una ventina di persone avrebbe un peso maggiore".

