
Ha suscitato sorpresa la mossa dell’ausiliario della polizia comunale di Chiasso condannato a inizio maggio per favoreggiamento. Firma una disdetta consensuale del contratto di lavoro, poi ricorre al Consiglio di Stato. Da noi contattato, il legale dell’uomo, avvocato Daniele Molteni, spiega le motivazioni del ricorso in attesa che l’Ufficio cantonale preposto fornisca l’analisi del caso.
Ma facciamo un passo indietro: tutto ha inizio un paio d’anni fa, quando per la pubblica accusa quattro persone mettono in atto una truffa ai danni di un’assicurazione, trasformando la piccola ammaccatura di un’automobile nel danneggiamento di tutta una fiancata. L’ausiliario di polizia avvalora per iscritto la tesi del garagista. L’inchiesta sfocia in 4 decreti d’accusa nei confronti delle persone coinvolte. Lui non si oppone e la sentenza cresce in giudicato. A quel punto si pone il problema del suo futuro professionale: in caso di condanna era stato ventilato il licenziamento. Così l’uomo viene convocato in Municipio.
L’avvocato Molteni spiega che l’ausiliario ha ritenuto di essere stato convocato per fornire dei chiarimenti e non per una decisione immediata sul suo contratto di lavoro e che proprio in quest’ottica ha firmato la lettera, lettera che però, come sappiamo, sancisce la disdetta consensuale. Secondo motivo del ricorso: l’ausiliario è già stato sanzionato per i fatti di cui è stato riconosciuto colpevole: la sospensione, spiega Molteni, è una sanzione a tutti gli effetti.
La vicenda dunque ora è nelle mani del Consiglio di Stato, che ha incaricato l’Ufficio ricorsi di aprire l’istruttoria e preparare progetto di sentenza.
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