
È di oggi, mercoledì, la notizia dell'arresto di due cittadini polacchi residenti in Polonia sospettati di essere coinvolti in una serie di "chiamate shock" nel Malcantone. Si tratta essenzialmente di un tipo di truffa telefonica che prende di mira solitamente gli anziani e che come comunica la Polizia cantonale negli ultimi giorni ha visto un'importante incremento. La prevenzione sembra però funzionare. Ticinonews ne ha parlato con Patrick Cruchon, addetto alla prevenzione delle forze dell'ordine.
In che misura è presente in Ticino questo tipo di truffa e, soprattutto, come leggere la recrudescenza di questi ultimi giorni nel Malcantone?
"Il numero delle segnalazioni giunte alla CECAL, la Centrale comune d’allarme, sono in linea con quelle dell’anno scorso. Sono invece diminuite le truffe riuscite, quindi quella consumate fino in fondo. Questo vuol dire che il lavoro di prevenzione e l’attenzione delle potenziali vittime sta dando i suoi frutti. La recrudescenza viene intesa in quanto abbiamo ricevuto diverse segnalazioni provenienti dal Malcantone. Questo non vuol dire che il territorio è sotto attacco. È che spesso queste bande o questi criminali localizzano magari una regione e puntano la loro attività in un determinato periodo su quella località".
Sono truffe contro le quali le autorità da tempo sono scese in campo anche perché diffuse e importanti, anche a livello di cifre. Ma come agiscono, nel concreto, i malviventi?
"Di principio loro cercano sugli elenchi online un numero di telefono. In base a un’analisi del nominativo cercano di capire se la persona potrebbe essere anziana e quindi in modo casuale iniziano a fare telefonate. Una volta che la chiamata per loro va a buon fine, nel senso che iniziano a vedere che la persona crede alla storia, che può essere del tutto plausibile, iniziano a mettere pressione alla persona. Non le permettono di interrompere la comunicazione e puntano su delle affermazioni shock che portano a uno stato di paura della potenziale vittima che inizia a fare tutto quello che loro vogliono. L’anno scorso purtroppo abbiamo avuto 42 truffe consumate per oltre due milioni".
Ci sono dei segnali particolari che devono far suonare il campanello d'allarme alle vittime designate? E una volta rimasti vittima di una simile truffa, come reagire?
"Sì ci sono, ed è proprio anche l’input, che è stato dato l’anno scorso con una campagna a livello federale: una telefonata shock più una richiesta di denaro è sempre una truffa. Se io ricevo una chiamata dove iniziano a parlarmi di un incidente grave, piuttosto che di una grave malattia di un congiunto o di una persona cara, e una richiesta di denaro e di agire velocemente per cui non c’è tempo da perdere, questo è di principio al 100% un tentativo di truffa. L’importante è non assecondare quello che viene chiesto, riagganciare subito il telefono e nell’urgenza chiamare subito la polizia al numero 117. Se non voglio chiamare la polizia perché per un motivo qualsiasi voglio prima accertarmi di quello che sta succedendo, posso comunque chiamare una persona a me cara, di fiducia o un parente".

