
Dopo il terremoto si lotta per la sopravvivenza (clicca qui per vedere un video esclusivo della CNN, ndr.). “Qua si ammazzano per un pacchetto di biscotti”. A dirlo è Beatrice Colosio, muraltese che da 14 anni vive con il marito a Petionville, zona residenziale di Port-au-Prince. Da martedì scorso Haiti si è trasformata in una terra di nessuno in preda a sciacalli, povertà, misera e desolazione. E morti: sono tantissimi riversati sulle strade e tra le macerie degli edifici crollati. La gente li scavalca e va oltre. Ha altro a cui pensare.Gli aiuti arrivano con il contagocce, la gente non ha più una casa e dorme in strada. Haiti vive nel caos. “A 200 metri da casa mia c’è una piazza, dove ora sono accalcate 3000 persone, che dormono lì. Non hanno più una casa”, spiega ancora Colosio, che siamo riusciti a contattare via Skype, uno dei pochi mezzi di comunicazione tra il resto del mondo e il paese devastato dal terremoto. “Il territorio toccato dal terremoto è vastissimo ed era molto popoloso - precisa ancora Colosio -. Si stimava che gli abitanti di Port-au-Prince fossero circa 2 milioni. Ma è solo una stima, perché solo parzialmente è stato fatto un censimento. I bisogni erano già grandissimi prima, può immaginarsi adesso, che la gente non ha più niente. Gli aiuti ci sono, ma devono organizzarsi”. “Non so quanti ticinesi ci siano a Port-au-Prince. È difficile avere informazioni”, osserva. Poi ci parla del suo ristorante, che gestisce con il marito. “Conoscendo il Paese, subito dopo le scosse abbiamo portato via tutto dal ristorante. Sa, gli sciacalli… Chi viene preso a rubare è abbattuto o bruciato; gli altri continuano imperterriti”. Al loro servizio ci sono circa una ventina di persone. “Ieri – ci dice - ho riunito il mio personale, ma solo alcuni si sono presentati, gli altri non siamo riusciti a contattarli. Fortunatamente, a parte cinque feriti, nessuno è morto. Ma circa diciotto persone hanno perso la casa, ossia tutto”. Colosio invece ha ancora la casa. È stata fortunata, perché la zona in cui vive ha subito di meno le scosse del terremoto. “Quando è successo - prosegue - ero tranquillamente a casa, poi tutto ha cominciato a tremare e mi sono buttata sotto una porta. Ho aspettato che finisse. Mio marito invece si trovava all’albergo Montana (ndr: completamente distrutto dal terremoto) e si è salvato per miracolo perché ha avuto la presenza di spirito di buttarsi prima sotto una scrivania, poi quando ha visto un’apertura si è lanciato fuori. Ed è riuscito a salvarsi”.Mancano ancora all'appello 18 svizzeri Intanto mancano ancora all'appello 18 cittadini svizzeri a sei giorni dal tremendo sisma che ha colpito Haiti: ne sono invece stati contattati 180. Due dei tre feriti hanno lasciato il paese, mentre continuano le operazioni di soccorso elvetiche. Questa sera un aereo dovrebbe decollare con a bordo 35 tonnellate di aiuti supplementari, tra cui bidoni d'acqua, tende e medicamenti, ha dichiarato Georg Farago, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri. Un primo carico di 30 tonnellate era giunto ad Haiti nel fine settimana. Nei prossimi giorni gli specialisti elvetici in loco passeranno inoltre da 45 a 50. L'équipe medica insediata all'ospedale universitario di Port-au-Prince ha finora fatto sette operazioni, mentre gli esperti tecnici hanno ripristinato l'approvvigionamento idrico del nosocomio. [email protected]
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

