
Una lettera di motivazione dettagliata in cui indicare tipologia esatta dell’attività che verrebbe esercitata, luogo e durata della prestazione. Ma non solo. Bisogna indicare chi sono i clienti, quali le entrate o le remunerazioni e l’eventuale business plan. La lettera, scrive il Corriere del Ticino, l’hanno ricevuta 18 cittadine rumene e bulgare che vogliono regolarizzare la loro posizione nel settore della prostituzione. L’avvocato Marco Garbani, legale delle donne, ha scritto a sua volta all’Ufficio regionale e alla Sezione permessi e immigrazione chiedendo spiegazioni sul contenuto della lettera. “A prescindere dal fatto che il luogo di lavoro non è unico, la richiesta di sapere chi siano i clienti, mi pare alquanto bizzarra e viola il principio della privacy", dichiara Garbani dalle colonne del quotidiano. E ieri è arrivata la risposta della Sezione permessi e immigrazione, che a sua volta rileva che non fosse evidente che le domande riguardassero la prostituzione. In ogni caso, quella è la prassi. Nella lettera spedita dalla Sezione permessi si legge inoltre che "’ammissione di cittadini rumeni e bulgari interessati ad esercitare in Svizzera un’attività dipendente sottostà, oltre al contingente, anche alla priorità della manodopera indigena e al controllo delle condizioni salariali e lavorative".
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