
L'inquinamento da idrocarburi al Pozzo Polenta avvenuto nel 2008 a Morbio Inferiore è finito al centro di un'interrogazione multipartitica sottoscritta da sei deputati, primo firmatario Ivo Durisch (PS), all'attenzione del Consiglio di Stato (gli altri firmatari sono Maurizio Agustoni e Giorgio Fonio del PPD, Lisa Bosia Mirra del PS, Samuele Cavadini e Matteo Quadranti del PLR).
Questo poiché, considerati gli anni trascorsi, ancora non sono stati scovati i responsabili e i reati penali potrebbero a breve andare in prescrizione per mancanza di una decisione da parte della autorità penali.
I firmatari ricordano che il comune ha speso cifre milionarie in consulenze tecniche e acquisto di acqua a seguito dell'inquinamento, per il quale è stata ipotizzata l'infrazione della Legge federale sulla protezione delle acque. "Insomma oltre al danno: quello di aver perso probabilmente irremediabilmente la sua unica fonte di captazione, anche le beffe: tutti i costi derivanti".
Come previsto dalla legge, ricordano ancora i sei granconsiglieri, il proprietario del fondo dovrà risanare il sito inquinato a sue spese e potrà in seguito cercare di fare rivalsa, tramite una causa civile, su chi gli ha provocato il danno.
"Vista l'importanza vitale dell'acqua e il valore per la regione di ogni fonte di captazione", sottolineano ancora i firmatari, "nonostante i progetti di captazione a lago, è necessario che si facciano tutti gli sforzi possibili per giungere a una decisione chiarifitrice sulle responsabilità dell’accaduto e questo indipendentemente dall’ammontare delle sanzioni".
Pertanto i consiglieri comunali chiedono al Governo: "Il Consiglio di Stato è intenzionato a intervenire nell'ottica del risanamento del sito inquinato? Se sì, come? Quali saranno i costi ipotizzabili e chi li pagherà in assenza di una chiara responsabilità dei fatti? Nel caso la fonte non dovesse più venir ripristinata a scopi potabili, con che procedura se ne deciderà lo stralcio? In questi anni sono state inoltrate domande di costruzione che non hanno potuto essere accettate perché al momento esistono delle zone di protezione delle acque, zone che dopo l’eventuale chiusura del pozzo, non esisteranno più?"
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