
Il Movimento per il Socialismo (MPS) continua a presentare denunce alla Magistratura ticinese in merito alle aperture domenicali. Ma a chi vengono addossate le spese cagionate da tutte queste denunce?
Lo ha chiesto al Consiglio di Stato il deputato Massimiliano Robbiani (Lega), temendo che queste spese finiscano a carico di tutti i contribuenti ticinesi.
E i suoi timori si sono rivelati fondati.
Il Governo, nella sua risposta, precisa innanzitutto che le denunce presentate dall'MPS sulla questione delle aperture domenicali dei negozi non sono sfociate in alcuna condanna penale. Ora, in caso di abbandono del procedimento o di assoluzione, le spese procedurali sono generalmente addossate allo Stato. Solo in situazioni particolari esse possono essere messe a carico di persone che hanno inoltrato denunce o esposti alla Magistratura.
Nel caso concreto, il reato di violazione intenzionale da parte del datore di lavoro delle prescrizioni della Legge federale sul lavoro, denunciato dall'MPS, non è punibile a querela di parte, bensì di ufficio. Questo per evitare che una persona possa essere dissuasa dal denunciare i casi sospetti in Magistratura, per il timore di dover sopportare le spese procedurali.
Per queste ragioni le spese procedurali connesse con le denunce inoltrate dal Movimento per il Socialismo sono state poste a carico dello Stato. Il Ministero pubblico ha però dichiarato di non essere in grado di quantificare le ore di lavoro impiegate per evadere e rispondere alle denunce dell'MPS, per cui il Governo non può fornire a Robbiani la cifra esatta dei costi sopportati dai contribuenti ticinesi per le denunce sulle aperture domenicali.
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