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Ticino
“Chi non sta bene stia a casa”
Il medico cantonale Giorgio Merlani sulla riapertura delle scuole: “Non dimentichiamoci il buon senso”. Sui tamponi: “Dati buoni, la malattia si cerca moltissimo”

Del ritorno sui banchi di scuola si è discusso in lungo e in largo negli scorsi mesi. Nel giorno dello scoccare della prima campanella, Teleticino ha interpellato il medico cantonale Giorgio Merlani per fare il punto della situazione. Non solo. Si è parlato anche degli allentamenti previsti per i grandi eventi, delle manifestazioni anti-mascherine che diventano sempre più frequenti nel mondo e sulle cifre sui tamponi.

Con quale spirito si affaccia sul primo giorno di scuola?
“Si è parlato tanto, c’è una grandissima attesa sulla riapertura, mi preme ribadire due concetti: la scuola prima che chiudesse era aperta in presenza durante il picco pandemico e non abbiamo avuto problemi principali legati alla malattia coi bambini. Ora abbiamo un miglior controllo di quello che sta succedendo sul territorio, sappiamo che i bambini si ammalano raramente e che i decorsi gravi si contano su una mano a livello internazionale. Sono tranquillo per quello che è l’esito, ma sono meno tranquillo su quelle che sono le sensazioni di docenti, genitori e della società in generale”.

Genitori e docenti. A loro quale consiglio si sente di dare oggi per il futuro?
“Quando c’è una crisi di questo tipo temo che si tenda a dimenticare il buon senso. Consiglio un po’ di collaborazione e una comunicazione aperta. Se qualcuno è preoccupato ne parli, se il docente non è sicuro chieda alla famiglia e si consulti con i colleghi prima di creare il caos. Chi non sta bene sta a casa, quando sta meglio torna in classe. Se qualcuno è malato in modo serio si deve rivolgere al pediatra e con lui si deciderà se fare il tampone o meno, ma non sempre è la scelta primaria”.

Questa settimana ci saranno importanti decisioni da parte del Consiglio federale sui grandi eventi. Teme la decisione?
“Aspetto di vedere cosa uscirà dalla consultazione, non posso non rilevare che siamo tra i Cantoni tra il minor numero di casi sulla percentuale di abitanti quindi se la cosa preoccupa me, preoccuperà anche tanti altri cantoni”.

Da una parte abbiamo tanti governi cantonali che stanno introducendo l’obbligo di mascherina, dall’altra abbiamo la popolazione che scende in piazza e questi sono indicatori di un certo malessere...
“Penso che sia sicuramente una componente di confusione, si cerca di comunicare sui canali ufficiali, molte persone si basano anche su altri e quello che abbiamo visto in Germania è stato preoccupante perché dimostra che le persone non capiscono la realtà di quello che sta succedendo. È fondamentale che le autorità comunichino in maniera trasparente ed è quello che facciamo in Ticino e nella Confederazione. Credo che il Ticino sia molto equilibrato, forse perché abbiamo visto la crisi da vicino. Le misure adottate sono state adeguate alla percezione della popolazione. È chiaro che in una zona dove non ci sono stati eventi la gente fa più fatica a capire”.

Tanti nostri lettori chiedono delucidazioni sui tamponi
“Non vengono più fatti infopoint come ai tempi perché i numeri sono piccoli. Ma non sono dati che nascondiamo, ci mancherebbe. In Ticino nella settimana 32 erano l’1,5% dei tamponi positivi su tutti quelli effettuati, nella settimana 33, l’1,6%. Ci sono altri Cantoni, come Ginevra che è molto colpita, dove è sopra al 7%. I dati sono buoni, si cerca ancora tantissimo e la malattia circola perlopiù tra i giovani”.

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