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Ticino
Che ne è del bollino di Claro?
Redazione
11 anni fa
Quanti lo hanno richiesto? Un bilancio a sei mesi dalla sua introduzione, con il sindaco Roberto Keller e il suo omologo di Monteggio Piero Marchesi

Vi ricordate il polverone mediatico scatenato dal piccolo Comune di Claro con l'introduzione del suo bollino a sostegno delle aziende che impiegano manodopera residente in Ticino?

Subito definito "anti-italiani" dai quotidiani della vicina Penisola, il bollino di Claro aveva attirato l'attenzione dei media di mezza Europa ed era stato addirittura accostato da un noto giornalista di Rai Uno ai cartelli del periodo nazista con i quali i negozi certificavano la presenza unicamente di personale ariano.

Da allora sono passati sei mesi. Abbiamo quindi pensato fosse il momento giusto per sapere quale è stato l'effettivo impatto del bollino di Claro (e di quello simile introdotto a Monteggio), al di là dei proclami e delle polemiche.

Iniziamo da Monteggio. Il sindaco Piero Marchesi ammette a malincuore che il bollino denominato "Noi impieghiamo personale residente", introdotto in febbraio e riservato alle sole aziende del Comune, ha ottenuto un riscontro ben più modesto di quanto sperato.

"Abbiamo avuto poche richieste" ci dice Marchesi. "Sono rimasto abbastanza deluso, speravo si potesse avere una rispondenza maggiore."

Tra le aziende che hanno richiesto il bollino, non tutte hanno un 100% di personale residente. "No, c'è ad esempio anche un'industria che ha il 50%" spiega il sindaco. "Per un'industria non è male..."

Difficile capire i motivi dello scarso successo del bollino. "Ci sono aziende che potrebbero richiederlo ma non l'hanno fatto" spiega Marchesi. "Forse per poca fiducia nel mezzo, forse per pigrizia. O forse perché in Ticino ci sono persone sedute sulla situazione attuale che non vogliono fare nulla per cambiarla."

Anche a Claro il bilancio numerico non è strepitoso, ma il sindaco Roberto Keller si dice comunque estremamente soddisfatto.

A oggi le aziende che hanno fatto richiesta del bollino sono state 30, di cui 15 all'interno del comune di Claro, 14 nel resto del Cantone e una fuori Cantone.

Non tantissime, riconosce il sindaco. Ma la sua soddisfazione non deriva tanto dai numeri della vendita del bollino, che sono legati alla realtà di un Comune piccolo come quello di Claro, quanto piuttosto al fatto che l'iniziativa abbia fatto parlare tutta l'Europa ed abbia spinto il Parlamento cantonale ad aprire una discussione sul tema. "Questo bollino ha fatto sì che la problematica affiorasse dal livello popolare al livello politico" afferma Keller. "In fondo l'intelligenza della politica deve essere quella di tutelare la popolazione in modo civile, prima che si arrivi a esacerbazioni che non auspica nessuno."

Keller, ribadendo che il bollino non promuove un messaggio razzista bensì un richiamo alla problematica del mercato del lavoro ticinese, è invece in parte deluso da come il Gran Consiglio ha affrontato l'argomento, mettendo in primo piano gli aspetti finanziari dell'iniziativa.

"Non sono necessari grandi controlli, perché il vero controllore è il pubblico" dichiara il sindaco di Claro. "Il bollino lo si ottiene con una auto-certificazione, quindi sulla fiducia. Se un'azienda mente, la clientela prima o poi se ne accorge. E se si sente fregata sul bollino, immaginiamo cosa potrà pensare sui prodotti dell'azienda..."

AS

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