
È tempo di sistemare definitivamente la questione tra UNIA e Gianni Frizzo. Lo chiedono Werner Carobbio, Marina Carobbio, Franco Cavalli, Christian Marazzi, Tita Carloni e Pietro Martinelli. I cinque hanno scritto direttamente al consiglio direttivo di UNIA a Berna, chiedendo che intervenga il presidente dell’Unione sindacale svizzera Paul Rechsteiner. Il comunicato è stato letto ieri durante l’assemblea straordinaria dei lavoratori delle Officine affiliati a UNIA. La non rielezione di Beretta, Marci, Poggi e Frizzo nel Comitato della sezione di Unia “ha assunto una importanza che va ben oltre il fatto contingente ed è risultata incomprensibile a tutti, fatta solo eccezione di chi in un modo o nell’altro è stato direttamente o indirettamente all’origine dell’episodio. È stato un errore con conseguenze negative difficilmente valutabili in primo luogo per il sindacato e, che si sarebbe dovuto saper evitare”. Durante la serata di ieri i lavoratori delle Officine hanno chiesto con necessità e urgenza di ottenere delle risposte pubbliche alle 10 domande poste a UNIA dal Comitato di Sciopero. “L’assemblea - scrivono in una nota stampa Mauro Beretta, Ivan Cozzaglio, Gianni Frizzo, Sandro Marci, Donatello Poggi - si attende una risposta entro e non oltre il prossimo lunedì 13 luglio”. “I dirigenti nazionali e cantonali UNIA - scrivono ancora i cinque membri dell’assemblea Officine di UNIA - hanno affermato pubblicamente a più riprese che la mancata rielezione nel Comitato sezionale è da ricondurre al conflitto iniziato nello scorso autunno nella sezione di Bellinzona. Considerato il risalto pubblico che i dirigenti di UNIA hanno voluto dare a questa vicenda, si impone che anche i risultati della commissione d’inchiesta esterna - istituita negli scorsi mesi alfine di chiarire i retroscena della vicenda - dovranno essere resi pubblici. Risultati che dovranno tra l’altro chiarire anche le responsabilità e le competenze di chi doveva gestire la vertenza”.
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