Che fine ha fatto il Covid?
Il virus ogni tanto torna a farsi sentire. Lo ha scoperto a sue spese il Tour de Suisse, dal quale mancano una trentina di corridori. I contagi sono tornati a crescere, anche se di poco. Cerny: “L’aumento è dato da Omicron BA.5”. Per il medico parlare di quarta dose è troppo presto, ma l’Eoc considera il richiamo per il personale
di daco
Che fine ha fatto il Covid?
© CdT/Gabriele Putzu

Lo scoppio della guerra, l’inflazione e un periodo di incertezza economica alle porte hanno distolto l’attenzione dal Covid. Il virus è però ancora fra noi. A ricordarcelo è... il Tour de Suisse. Il russo Alexander Vlasov si è infatti aggiudicato la tappa di giovedì a Novazzano, ma la sua felicità è durata poco: venerdì mattina il ciclista è risultato positivo al Covid. Fra le “stelle” del Tour che hanno dovuto abbandonare prematuramente la corsa c’è pure lo svizzero Marc Hirschi, anche lui risultato positivo venerdì mattina. In totale, fra contagi e protocolli da rispettare, venerdì alla partenza della sesta tappa a Locarno mancavano all’appello 30 corridori.

Crescita contenuta
Dalla fine di maggio, i casi di Covid-19 sono tornati a crescere in Ticino e in Svizzera. Mercoledì, rispetto alla settimana precedente, nella Confederazione i contagi annunciati sono aumentati di 6’321 unità, attestandosi a quota 16’610. Per il direttore dell’Epatocentro Ticino Andreas Cerny, il motivo della ripresa dei contagi è la nuova sottovariante di Omicron BA.5, già causa di un’ondata primaverile in Portogallo. Partendo dal Paese lusitano, “anche altri Stati europei come Francia, Italia e in parte Spagna hanno visto un aumento dei casi, che si è poi esteso alla Svizzera. Questa volta, sembra che l’“ondata” arrivi da Sud”. In Portogallo BA.5 conta per oltre il 90% delle infezioni. In Svizzera, secondo Cerny, la prevalenza è del 30-40%.

Evoluzione incoraggiante
La sottovariante BA.5 presenta delle mutazioni che la rendono sfuggente agli anticorpi sviluppati dal vaccino o da infezioni precedenti. Secondo il dottor Cerny non c’è però motivo di eccessiva preoccupazione: “È difficile dire cosa aspettarci a breve termine. Guardando a quanto avvenuto in Portogallo e in Sudafrica, pure interessata da un aumento dei casi legato a questa sottovariante, possiamo ipotizzare che questa piccola ondata passi presto anche da noi. È vero che in questi due Paesi c’è stato un aumento di decessi e ospedalizzazioni, ma i numeri non sono stati drammatici”.

Quarta dose?
A costituire elementi di dubbio rimangono tuttavia due fattori: la comparsa di nuove varianti e la durata dell’immunità data da infezioni passate e vaccini. A questo proposito, in Svizzera la seconda dose di richiamo è raccomandata solo alle “persone con un sistema immunitario fortemente indebolito”. Nuove raccomandazioni riguardanti la popolazione generale sono attese nei prossimi giorni, ma per Andreas Cerny è ancora troppo presto per parlare di quarta dose. “Anche l’European Centre of Disease Control, di cui purtroppo la Svizzera non fa parte, raccomanda di considerare la quarta dose solo quando c’è un aumento significativo dell’attività del virus”. Cosa che in Svizzera ancora non sta avvenendo. “In ogni caso, è probabile che torneremo a vaccinarci”, commenta Cerny.

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L’Eoc si muove
Consiglia di attendere anche Alessandro Ceschi, direttore dell’Istituto di scienze farmacologiche all’Eoc, che abbiamo incontrato negli scorsi giorni. “Credo sia prematuro identificare delle tempistiche per un eventuale richiamo da destinare alla popolazione generale”. Il settore sanitario potrebbe però essere sottoposto a un trattamento differente: “All’interno dell’Eoc – dichiara Ceschi ai nostri microfoni – stiamo compiendo delle riflessioni concrete su tempi e organizzazione per fornire al nostro personale una seconda dose di richiamo vaccinale”.

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