Cerca e trova immobili
Ticino
Chat con video pedopornografici, “la scuola sta valutando come sensibilizzare”
© Shutterstock
© Shutterstock
Redazione
4 anni fa
Il Consiglio di Stato ha risposto all’interrogazione di Massimiliano Robbiano (Lega) in merito alla segnalazione di un gruppo WhatsApp tra allievi di una scuola media ticinese in cui sono stati postati dei video a carattere pedopornografico.

“La frequenza dei casi in cui gli allievi di scuola media sono coinvolti in fatti simili a quello accaduto a nell’Istituto del Luganese è difficilmente quantificabile, anche se probabilmente in aumento”. Inizia così la risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione del deputato leghista Massimiliano Robbiani in merito alla lettera ricevuta dai genitori degli allievi di una scuola ticinese in cui la direzione li informava in merito ai contenuti pedopornografici postati “all’interno di una chat WhatsApp in almeno due classi”. In merito alla portata del fenomeno il governo scrive che “non è tuttavia ragionevole connotare il fenomeno come prettamente scolastico, poiché la maggior parte dei casi affrontati dalle direzioni e dai docenti riguardano situazioni che, pur manifestandosi a scuola, non sono generate nel contesto scolastico o da questo contesto”. Non solo, facendo riferimento allo studio JAMES, il Cantone specifica che “poco più della metà dei giovani ha già visto almeno un film pornografico su un cellulare o sul computer e l’8 % dichiara di aver già inviato una volta video di questo tipo, mentre circa due quinti dei giovani hanno già ricevuto foto o video erotici o provocanti da altre persone”.

Cosa si fa per contrastare questo fenomeno?

Per quanto riguarda la scuola interessata da questo caso, il Consiglio di Stato scrive che “la direzione ha segnalato l’accaduto all’autorità competente in materia, vale a dire la Sezione reati contro l'integrità delle persone e sta inoltre valutando come intensificare gli interventi di sensibilizzazione già proposti nella sede, estendendoli anche alle classi di II, III e IV media”. Mentre per quanto riguarda le misure adottate dal DECS viene spiegato che il Dipartimento “è a favore di un’educazione all’utilizzo consapevole dei media e delle tecnologie, l’intervento è sia normativo che educativo” e ricorda che “un apposito gruppo di lavoro sta definendo degli itinerari didattici specifici per un’educazione all’uso consapevole dei media e delle tecnologie”.

I mezzi con cui contrastare il fenomeno

“Il mezzo principale di cui la scuola dispone per contrastare il fenomeno di un uso non consapevole dei social media consiste nel proprio mandato educativo”. Mentre per quanto riguarda il caso specifico, il Consiglio di Stato scrive che “la scuola si trova spesso a dover controbilanciare comportamenti e modelli veicolati da adulti di riferimento e da istanze sociali che complicano notevolmente il compito di educare gli allievi all’uso consapevole di media e tecnologie, come pure al rispetto dei diritti della persona”.